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Disagio giovanile, ‘il cambiamento è antropologico'

Da: La regione, 25.06.08, pag 4

<>Il Sostegno pedagogico pubblica gli atti del convegno sulla gestione del problema a scuola


« La scuola è ancora poco incline all'e­ducare e continua a prediligere l'istruire », scrivono Flavia Cereghetti-Biondi ed
Edo Dozio
- a capo del Servizio di soste­gno pedagogico (Ssp) della scuola media - nell'editoriale dell'ultimo numero del­la rivista Ssp. Pubblicazione che fra le al­tre cose riporta gli atti del convegno "La scuola a confronto con le nuove tipologie di disagio degli allievi adolescenti" tenu­tosi nell'agosto 2007. L'ente educativo deve adattarsi ai cambiamenti in corso a livello sociale, scrivono gli editorialisti. E auspicano che si esca « dal solito sche­ma per cui sempre più il disagio nella scuola e nella società viene riconosciuto quasi esclusivamente attraverso compor­tamenti di violenza, di bullismo, di delin­quenza da parte dei giovani, quasi a voler drammatizzare e spostare consapevol­mente su questi temi tutti i ‘mali' contem­poranei, magari nel tentativo di nascon­dere le fragilità, le incompetenze degli adulti che sembrano aver dimenticato di essere stati adolescenti ». Uno schema che per Dozio e Cereghetti è enfatizzato dai mass media, che « mettono l'accento su chi delinque perché ciò favorisca la paura e il conseguente pensiero giudicante che permette l'esclusione ». Oggi i casi di disa­gio sono sempre più legati alla malattia, alla solitudine, alla sofferenza. Situazio­ni complesse, difficili da classificare che si affrontano in modo personalizzato. Il giovane che vive il disagio necessita sempre più di un accompagnamento particolare per essere indirizzato verso l'età adulta. Ma la scuola, malgrado l'ap­porto del Servizio di sostegno pedagogi­co e di servizi esterni, sembra non riu­scire a stare al passo con i cambiamenti del mondo giovanile.
Un quadro delle trasformazioni socia­li in atto lo traccia lo psicanalista jun­ghiano Michele Oldani con l'articolo ‘Giovani e disagio scolastico'. Lo fa spe­cificando che la scuola e il mondo degli adulti devono adattarsi a quello che defi­nisce « un cambiamento non solo genera­zionale
ma anche antropologico
». A in­fluire sull'ambiente sociale vi sarebbero dapprima famiglia e scuola: oggi secon­do Oldani il bambino fin dalla nascita viene considerato « un portatore di talen­ti » da sostenere e sponsorizzare. Questo soprattutto dai genitori, i quali sempre più tendono a mettere il figlio al centro della famiglia; ma anche dalla scuola che dagli anni '60 ha introdotto « l'indivi­dualizzazione dei percorsi formativi af­fermando l'importanza che ogni bambi­no sia riconosciuto nelle sue specificità ». Anche la mentalità del consumismo giocherebbe il suo ruolo: « Oggi il tempo fra desiderio e appropriazione dell'ogget­to è immediato ». Per queste ragioni il gio­vane « ha più possibilità di credere in sé, non vive in modo timoroso il rapporto con l'adulto e di conseguenza vive con più leg­gerezza sia le norme sociali che la legge ». Il cambiamento del mondo adolescen­ziale secondo Oldani è dovuto anche al­l'influsso della tecnologia, che crea un vero e proprio divario generazionale (lo psicanalista cita Murdoch: « "Siamo im­migrati nell'era delle nuove tecnologie mentre i nostri figli sono i nativi" »). Ed è pure dovuto a un processo diverso di ap­prendimento: quello immediato dei me­dia, che coinvolge contemporaneamente il canale visivo e uditivo. Cambiamenti questi che la scuola, secondo lo studioso, deve imparare a capire per adattarvisi, modificando il proprio ruolo: da una parte « affrontando il tema dell'ascolto dei ragazzi non nelle forme canoniche (spor­telli psicologici) ma all'interno della stes­sa attività formativa ». Dall'altra con una nuova concezione del senso di fare cultu­ra: « Distribuendo dei contenuti con un'at­tenzione specifica ai requisiti che li rendo­no assimilabili ». C.J.




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Fra i problemi c'è anche l'anoressia

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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