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La depressione, cause e cure

Da: www.azione.ch, 17 2008, pag 2

VADEMECUM DELLA PSICHE
La depressione, cause e cure

A livello mondiale è al quarto posto fra i problemi sanitari, ma non tutti sanno che cos'è in realtà


Gabriele Latella*

Il termine depressione è entrato a far parte dei luoghi comuni nella nostra società. Si dice so­no depresso per dire sono triste e via di questo passo. Tristezza e sofferenza, è bene sottolinear­lo, non sono sinonimi di de­pressione, bensì sono uno stato d'animo transitorio legato a eventi scatenanti ben delineabi­li. Come qualsiasi cosa diventi luogo comune e motivo di di­scussione, spesso notizie e pun­ti di vista si rincorrono, si fini­sce per dire e scrivere prese di posizioni più svariate, talvolta senza competenze specifiche, che invece di dar luce al proble­ma, danno informazioni parzia­li e fuorvianti.
La depressione è una malattia, collocata per altro dall'Organiz­zazione Mondiale della Sanità al quarto posto tra i maggiori pro­blemi sanitari. È la malattia psi­chiatrica più spesso diagnostica­ta, può toccare ogni classe d'età e, sempre secondo l'OMS, negli Stati Uniti e in Europa è la se­conda causa di invalidità dopo le malattie cardiovascolari. Stu­di recenti stimano il rischio per la popolazione di andare incon­tro a un episodio depressivo maggiore al 17%, con un tasso di recidiva del 50-70%. È quindi un problema serio, che andreb­be conosciuto e riconosciuto.
Le cause di tale patologia sembrano essere varie e molte­plici. Concorrono una predispo­sizione genetica e fattori costi­tuzionali, ma anche un influsso ambientale. Può essere legata a una risposta della psiche a eventi traumatici (depressione reattiva) o può insorgere senza un'obiettiva causa scatenante (depressione endogena). Lo sti­le di vita della nostra società, sempre più improntato al risul­tato, alla performance, al dover sempre essere all'altezza, al­l'immagine, può verosimilmen­te essere additato come una concausa dell'insorgere di tale patologia. Che sia comunque endogena o reattiva le numero­se ricerche effettuate hanno fin qui messo in evidenza come i sintomi della depressione si manifestino quando vi è una drastica riduzione nel cervello di un importante neurotrasmet­titore, la serotonina. Il rilascio di questa molecola produce tut­ta una serie di effetti sulla psi­che e sul fisico, influenza in particolare il tono dell'umore, il sonno, la percezione dolorosa, la temperatura corporea e la pressione arteriosa.
La depressione si presenta quindi con flessione del tono dell'umore, riduzione dell'ener­gia e diminuita attività. La ca­pacità di provare piacere, l'inte­resse e la concentrazione sono ridotti, spesso vi è stanchezza marcata dopo ogni sforzo an­che minimo. Il sonno è general­mente disturbato e l'appetito ri­dotto. Talvolta sono presenti rallentamento psicomotorio, agitazione, perdita di peso e ri­duzione della libido. L'autosti­ma e la fiducia in sé sono quasi sempre ridotte, spesso sono presenti idee di colpa e di inuti­lità. L'istinto vitale è talvolta compromesso e idee e agiti sui­cidali non sono rari. L'abbassa­mento del tono dell'umore è re­lativamente costante e spesso non dipende dalle circostanze. Presenta quindi un quadro cli­nico patologico e ben definito, che va trattato adeguatamente.
Qualunque sia la causa, genetica o psicosociale, la de­pressione è come detto una malattia data da un'altera­zione chimica a li­vello dei neurotra­smettitori. Come ta­le va trattata. Nelle depressioni lievi e moderate la farma­coterapia può esse­re di secondaria im­portanza, è stato di­mostrato che una psicoterapia ade­guata agisca anche sulla produzione di serotonina e possa quindi permettere un miglioramento clinico in tempi re­lativamente brevi.
Diverso il discorso per gli episodi de­pressivi gravi, in cui la sintomatologia descritta appare particolarmente pe­sante, la spinta vita­le ridotta, la proget­tualità assente. I li­velli di serotonina sono talmente bassi da rendere necessa­rio, in combinazione con un ap­proccio di tipo psicoterapico, un apporto farmacologico per per­mettere alla serotonina natural­mente prodotta di agire più a lungo (rallentandone quindi la distruzione) e dar tempo all'or­ganismo di raggiungere livelli adeguati di serotonina. Tale processo è relativamente lento, per questo è necessario mante­nere la terapia alcuni mesi, an­che oltre l'eventuale migliora­mento della sintomatologia. I farmaci antidepressivi non crea­no dipendenza per cui in accor­do con lo psichiatra curante possono essere sospesi al mo­mento opportuno senza proble­mi. Un'eventuale ricaduta non è quindi da riferire a una dipen­denza dal farmaco, ma al fatto che la terapia non sia stata suf­ficientemente lunga o adeguata per riequilibrare i livelli di sero­tonina, che eventuali fattori psi­cosociali scatenanti non abbia­no trovato soluzione o che si tratti di un nuovo episodio depressivo eventualmente nel­l'ambito di una pa­tologia più com­plessa (disturbo bi­polare, sindrome depressiva ricorren­te, disturbo di per­sonalità, ...). Agli effetti terapeutici i farmaci, tutti i far­maci, associano de­gli effetti collatera­li, che il curante de­ve conoscere e mo­nitorare. Per tale ragione la terapia farmacologica deve essere adattata e controllata, mante­nendo il principio che la migliore te­rapia deve essere la minore terapia ca­pace di dare un'effi­cacia terapeutica evidenziabile. È quindi inutile o ad­dirittura dannoso assumere una tera­pia farmacologica non efficace o so­vradosata. Alla stessa stregua però è altrettanto sba­gliato assumere una terapia sot­todosata. Ogni farmaco ha una sua particolarità sia nell'indica­zione che negli effetti collatera­li. I nuovi antidepressivi in com­mercio sono sostanzialmente ben sopportati, gli effetti colla­terali pochi e soprattutto non pericolosi. Il rischio di un au­mento della suicidalità, paven­tato da più parti, sotto terapia antidepressiva, non è in realtà un vero effetto collaterale del farmaco, ma piuttosto un sinto­mo della depressione grave che può presentarsi anche durante la remissione. La terapia farma­cologica può infatti portare a un miglioramento della sinto­matologia non graduale e omo­geneo, per cui l'apatia e la man­canza di energia rispondono più rapidamente rispetto al to­no dell'umore. Questo sembra essere più presente con alcuni specifici antidepressivi e po­trebbe portare nelle prime setti­mane di terapia alla situazione in cui un paziente ancora de­presso nell'umore trovi l'ener­gia e la forza per mettere in at­to un piano suicidale già pre­sente da tempo. Per questa ra­gione è molto importante man­tenere un controllo sul decorso clinico e talvolta può essere ne­cessario, in caso di depressione molto grave, procedere a un ri­covero presso una clinica spe­cializzata.
Ma dalla depressione è pos­sibile guarire. I dati scientifici a disposizione sembrano dimo­strare che quasi la metà dei pa­zienti, che hanno sofferto di un episodio depressivo, non avranno recidive. Per questo il riconoscimento precoce e il trattamento adeguato sono centrali in questo processo di guarigione.
* Psichiatra e psicoterapeuta, membro di comitato della Società Ticinese di Psichiatria e Psicoterapia



 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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