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Violenza giovanile. Perugini: ‘Alcune proposte risulteranno digeribili, altre indigeste'

Da: La Regione, 11.06.08, pag 3

Tra le cause del fenomeno la mancanza di punti di riferimento sul piano affettivo ed educativo. Chiamati in causa i genitori incapaci di ‘trasmettere i valori alla base della convivenza civile'. La scuola? ‘Non può essere l'unica agenzia educativa: deve essere supportata e non solo sopportata'.
Il documento del gruppo operativo traccia il profilo del giovane violento: si tratta per la maggior parte di maschi tra i 13 e i 20 anni, con problemi di socializzazione, poca empatia e un'indole narcisistica che li porta a picchiare senza limiti per poi vantarsi di quanto fatto con i compagni

Violenza giovanile, le contromisure
Perugini:‘Alcune proposte risulteranno digeribili, altre indigeste'. Ecco il primo rapporto del gruppo istituito dal governo

Quasi novanta pagine fra considera­zioni sul fenomeno, tabelle, proposte di intervento e allegati vari. È il primo rap­porto intermedio - ce ne sarà uno ogni tre mesi - elaborato dal Gruppo operati­vo "Giovani-Violenza-Educazione" isti­tuito dal Consiglio di Stato in febbraio subito dopo il delitto Tamagni. Presen­tato ieri a Bellinzona, il documento non si limita a radiografare il fenomeno del­la violenza giovanile in Ticino con ac­cenni alla situazione nel resto della Svizzera e nella vicina Lombardia: sug­gerisce anche una serie di misure per arginarlo, per prevenirlo (vedi pagina 2). « Ci sono proposte altamente digeribili e proposte indigeste, sarà il Paese a giu­dicarle e se del caso a criticarle », ha detto il procuratore pubblico Antonio Peru­gini, coordinatore della speciale com­missione nella quale sono rappresenta­te oltre alla giustizia penale (Ministero pubblico e Magistratura dei minoren­ni), la polizia, la scuola, la sanità/socia­lità e i media. Una commissione, il cui mandato è di un anno, che il governo ha voluto così composta proprio per affron­tare il problema « in un'ottica multidisci­plinare », ha spiegato il direttore del Di­partimento istituzioni Luigi Pedrazzi­ni: soltanto con un simile approccio si possono dare « risposte » efficaci.
Le prime sono ora nero su bianco. Ventitré misure (altre sette sono da ap­profondire) per contrastare la violenza giovanile nel cantone. Alcune il Gruppo le ritiene urgenti e attuabili in tempi brevi. Ci sono proposte che con ogni probabilità faranno discutere, come quella sulla "responsabilità genitoria­le" (sanzioni "finanziarie" ma non solo) o quella su un'eventuale chiusura anti­cipata dei locali notturni nel fine setti­mana. L'importante è comunque discu­terne, è stato sottolineato ieri: presto verrà attivato un sito online grazie al quale chiunque potrà esprimersi sulle misure ventilate. Il rapporto è intanto già all'esame dei competenti servizi del Cantone: nel corso dell'autunno, ha fat­to sapere Pedrazzini, sarà il Consiglio di Stato a pronunciarsi: deciderà quali mi­sure applicare subito e quali invece in­trodurre a medio o lungo termine. « In questa valutazione - ha osservato il mi­nistro - coinvolgeremo i Comuni ma an­che la deputazione ticinese alle Camere federali », visto che ci sono proposte che toccano normative nazionali.
Il disagio giovanile, dunque: sullo sfondo, ha evidenziato Perugini, « c'è un mondo che cambia in fretta, vengono di conseguenza a mancare dei punti fermi sul piano affettivo e su quello educativo »: il giovane oggi è come se si trovasse « in una stanza buia con l'angoscia di trova­re le pareti ». Dietro certi comportamenti vi è pure « una fragilità educativa dei ge­nitori », incapaci di trasmettere « quei va­lori alla base della convivenza civile ». Nella conferenza stampa hanno parlato anche altri membri del gruppo di studio coordinato da Perugini. Per Franco Lazzarotto, che è pure presidente del collegio dei direttori delle scuole medie, « la scuola ha bisogno costantemente di qualcuno che le dia una mano »: non può essere l'unica ‘agenzia educativa'. La scuola « deve essere supportata e non come spesso accade sopportata ». La de­vianza penale « riguarda una minoran­za della nostra gioventù », ha tenuto a
evidenziare il magistrato dei minorenni
Reto Medici:
una minoranza « che meri­ta tutta la nostra attenzione in quanto a monte di determinate situazioni ci sono lacune educative ». Marco Galli, alla te­sta dell'Ufficio del sostegno a enti e atti­vità per le famiglie e i giovani (Diparti­mento sanità e socialità): « La prevenzio­ne non spetta solo agli specialisti ma deve coinvolgere l'intera società ». Luca Gua­stalla,
liceale e nel gruppo in rappre­sentanza del Consiglio dei giovani, ha sottolineato l'« ottimo » clima di lavoro in commissione: « Siamo stati ascoltati ». Ieri sono intervenuti pure il capo del Di­partimento educazione cultura e sport e la responsabile del Dss. Gabriele Gen­dotti:
« Come Decs abbiamo già messo in atto delle misure puntuali: in quelle sedi di scuola media considerate ‘calde', ad esempio, sono state introdotte a titolo spe­rimentale delle ‘zone cuscinetto' per allie­vi problematici, i quali vengono seguiti da educatori appositamente formati; sono state inoltre inasprite le misure di­sciplinari ». I docenti però « non possono fare anche i poliziotti ». Di qui l'appello ai genitori affinché svolgano « il loro ruolo educativo ». Patrizia Pesenti si è soffer­mata fra l'altro sul rapporto della com­missione: « Un documento che va al di là dei luoghi comuni e delle semplificazioni. I provvedimenti suggeriti, frutto dei di­versi approcci, sono sensati ».




Il documento è stato presentato ieri ai media. In primo piano il coordinatore della commissione, il pp Antonio Perugini

 

Picchiano di più ma soprattutto picchiano più duro
Aggressioni immotivate, spesso per noia o per incapacità di gestire le proprie emozioni

Maschio, fra i 13 e i 20 anni, freddo nell'esecuzione dell'atto violento e senza troppa pietà, spesso recidivo, tanto svizzero quanto straniero. Il primo rap­porto del gruppo "Giovani-Vio­lenza- Educazione" traccia l'iden­tikit degli adolescenti con proble­mi di violenza. Sono pochi, si leg­ge nel rapporto (il 15% dei giova­ni commettono il 60% dei reati) eppure i casi continuano ad au­mentare. In Ticino, come in Sviz­zera, i giovani picchiano di più, ma soprattutto picchiano più duro rispetto al passato, con più brutalità. E spesso lo fanno per noia, per mancanza di riferimen­ti chiari nella società o per inca­pacità di gestire le emozioni, vi­sto che nessuno è riuscito a inse­gnar loro a farlo.
Atti commessi spesso di notte, in gruppo, durante le uscite sera­li e dopo aver consumato alcol o droghe. Sovente la rissa si scate­na senza un vero e proprio moti­vo o, quantomeno, per episodi fu­tili. « Ci sono dei pestaggi che av­vengono senza nessuna provoca­zione da parte della vittima. Vitti­ma che può essere addirittura scel­ta a caso », ha sottolineato ieri il magistrato dei minorenni Reto Medici. Manca anche l'empatia e il senso della misura: « Calci in­ferti a persone inermi, stese a terra come segno di resa, pugni al viso e al torace ». E non solo, il rapporto sottolinea addirittura come epi­sodi di violenza diventino anche motivo di vanto per chi li ha com­messi.
Le cifre L'incremento del fenomeno in Ticino emerge anche dall'analisi condotta tra settembre e dicem­bre 2007 dal gruppo "Visione gio­vani" della Polcantonale, gruppo che, ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Luigi Pedrazzini « ha svolto un lavoro egregio, utile anche per il futuro ». In quel periodo la PolTi ha regi­strato 574 eventi che vedevano coinvolti giovani in veste di auto­ri, vittime o testimoni. Delle 569 persone implicate in questi atti, 427 erano maschi, 142 femmine. I reati maggiormente denunciati sono stati quelli contro il patri­monio, contro la persona e con­tro l'ordine pubblico; la fascia d'età più toccata: quella tra i 15 e 17, nonostante il fenomeno mo­stri un sensibile aumento già a partire dai 13 anni.
Il tutto sullo sfondo delle realtà urbane di Lugano, di Bellinzona (con ramificazioni in Riviera), di Locarno (e dintorni). In queste due ultime zone, si afferma nel rapporto, è stato possibile addi­rittura individuare bande « orga­nizzate
», con una precisa « strut­tura gerarchica » e formate sia da svizzeri sia da stranieri. Stranie­ri che peraltro, rileva ancora il documento facendo riferimento alle cifre di alcuni studi, non de­linquono più degli svizzeri.
Le problematiche maggiori, insomma, sembrano concentrar­si in città, non tanto - si legge nel rapporto - perché qui vi è più delinquenza, ma perché i giovani vi si recano, attratti dagli svaghi notturni.
Le cause Tra le cause del comportamen­to aggressivo dei giovani vi sa­rebbe in particolare la mancanza
DAL RAPPORTO DEL GRUPPO OPERATIVO
di un punto di riferimento nella società. Ma anche « i modelli vio­lenti messi in atto dagli adulti quale espressione della legge del più forte (i giovani apprendono dall'esempio negativo degli adul­ti), la disgregazione familiare, la forte ascendenza sul singolo del gruppo (ricerca di appartenenza e sicurezza), l'influenza dei media nel veicolare modelli comporta­mentali ritenuti vincenti, il consu­mo problematico di alcol e di altre sostanze illegali, l'immigrazione dell'ultimo ventennio con le relati­ve difficoltà di integrazione, un urbanismo ghettizzante e specu­lativo ».
Scuola e famiglia

Insomma: tutti cambiamenti rapidi e repentini intervenuti nella società negli ultimi decen­ni. Cambiamenti che hanno col­to di sorpresa soprattutto l'isti­tuzione familiare che, si legge nel rapporto, « mostra evidenti segni di fragilità nelle capacità di educazione dei figli, che mo­strano l'insorgere di problemi vari già in età preadolescenzia­le ». Genitori che non riescono a dire no (« risulta che nell'educa­zione dei figli, le qualità come in­dipendenza e l'autocoscienza hanno ormai il sopravvento su quelle di obbedienza e di mode­stia ») e che non possono più con­tare su una condivisione delle regole del vivere comune: « Non esiste più un unico e condiviso modello educativo come nel pas­sato che permetteva una sorta di controllo sociale allargato ». La missione di educare i figli è an­che più complicata per le fami­glie di immigrati, « vuoi per pro­blemi d'integrazione, di lingua o di predominanza sociale che hanno talvolta più contatti con l'esterno rispetto agli stessi ge­nitori ».
Nella prevenzione dei fenome­ni violenti deve essere coinvolta anche la scuola che, si specifica nel rapporto, deve aiutare gli al­lievi a sviluppare il senso di re­sponsabilità. Un lavoro da svol­gere assieme alle famiglie per evitare, come annota il gruppo di lavoro, che l'istituzione scolasti­ca resti « l'ultimo e unico baluar­do per un sano sviluppo psicofisi­co del giovane ».

 




Senza pietà...

 

Caratteristiche del fenomeno
è progressivamente in aumento sia in numeri assoluti sia in termini di brutalità e di esplosività dei gesti
è in genere legato a futili motivi (basta uno sguardo, una parola per scatenare la reazione)
è prevalentemente urbano
è soprattutto registrato durante le ore serali/notturne di svago e di divertimento
è spesso preceduto ed accompagnato dal consumo (in alcuni casi anche smodato) di alcol e/o di droghe
è in gran parte legato a consessi di gruppo
non è necessariamente collegato ad appartenenze na­zionali o etnico-culturali ma è piuttosto legato alle condi­zioni socio-economiche (personali o familiari)
è un fenomeno che assorbe un grado di mediatizzazio­ne superiore a quello della violenza praticata dagli adulti

Caratteristiche dell'autore
giovane maschio fra i 13 e i 20 anni (le femmine hanno un tasso di condanna cinque volte inferiore anche se a livello di violenza verbale spesso superano i maschi)
sia svizzero sia straniero
rischio di recidiva pronunciato (sentimento di onnipotenza)
pronunciato grado di freddezza esecutiva, di sprezzo per la vittima e di accanimento anche dopo averla già sopraffatta
scarsa coscienza sulle conseguenze dei propri gesti vio­lenti, sia prima sia dopo i fatti
pronunciato narcisismo che lo porta ad esibire le proprie azioni riprovevoli al gruppo dei pari e a terzi (con racconti, fil­mati da video-telefonini ecc...)
di condizione socio-economica personale e familiare pre­caria, con problemi di scolarizzazione, di formazione profes­sionale o di integrazione (se straniero)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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