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Violenza giovanile

Da: La regione, 8.5.08, pag 2

Violenza giovanile, ‘la gente
‘I cittadini segnalino senza indugio alla polizia le situazioni a rischio, è fondamentale per la prevenzione':


« La magistratura, la polizia, la scuola e i servizi sociali non posso­no - da soli - risolvere il problema della violenza e in più in generale del disagio giovanile. È impossi­bile. Occorre allora una maggiore assunzione di responsabilità da parte non solo delle famiglie ma di tutti i cittadini. La collabora­zione attiva della popolazione è fondamentale. Si segnalino dun­que alla polizia, senza indugio, fatti o comportamenti anomali. Si segnalino le situazioni a rischio. Non è delazione. È un contributo prezioso ai fini soprattutto della prevenzione: si tratta di evitare che certe situazioni degenerino in atti dalle conseguenze gravissime e che dei ragazzi si trasformino in delinquenti a tutti gli effetti ». Il commissario capo della Polcan­tonale Sandro Bassetti coordi­na il "Gruppo Visione Giovani", nucleo di agenti della Gendar­meria territoriale che si occupa di disagio giovanile in un'ottica preventiva con fra l'altro un'in­tensa presenza nelle scuole tici­nesi, segnatamente nelle medie dove negli ultimi anni non pochi sono stati i casi di bullismo.Vio­lenza, stupefacenti, alcol, infra­zioni della legge sulla circolazio­ne stradale: sono alcuni dei temi che gli agenti affrontano, nei loro molteplici aspetti, durante i periodici incontri/conferenze con gli allievi.
Bassetti, che della Territoriale diretta da Pierluigi Vaerini è vice capo, si appella dunque (an­che) alla popolazione: « Chi ha qualcosa da segnalare lo faccia, interpellando la polizia cantona­le come le polizie comunali. Le for­ze dell'ordine garantiscono la massima discrezione ». Le comu­nicazioni anonime, osserva a sua volta il sergente della PolTi Giancarlo Piffero, responsabi­le per il Sopraceneri di "Visione Giovani", « complicano e rendono meno efficace il nostro lavoro, per­ché impediscono la raccolta di informazioni più precise diretta­mente alla fonte ». Proprio per questo Bassetti si rivolge in par­ticolare al "Gruppo anonimo ge­nitori del Locarnese". Dal quale « abbiamo ricevuto, a partire dal­lo scorso anno, un paio di lettere contenenti peraltro informazioni circostanziate. Lo ringraziamo, nel contempo però invitiamo uno o più rappresentanti di questo gruppo a farsi vivi, a contattarci direttamente ».
La RegioneTicino ha incontra­to Bassetti, Piffero e Marco Leh­ner, anch'egli sergente della Cantonale e responsabile per il Sottoceneri di "Visione Giova­ni". Una tavola rotonda per af­frontare il fenomeno del disagio e della violenza giovanile in Tici­no attraverso le esperienze e le considerazioni di chi, insieme con altri operatori, lavora al fronte. Il "Gruppo Visione Gio­vani" si inserisce in una rete di servizi che si occupano del pro­blema e che dipendono da tre di­partimenti cantonali: Istituzio­ni, Sanità e socialità e Diparti­mento dell'educazione della cul­tura e dello sport.




‘Le comunicazioni anonime servono ma non permettono approfondimenti'

  Calci e coltelli. Senza un motivo
"Negli ultimi cinque anni un ‘salto di qualità' nell'aggressività espressa con la violenza"


Quanti sono i poliziotti del Grup­po Visione Giovani? Che formazio­ne hanno ricevuto? Di cosa si occu­pano?
Bassetti:
« I sergenti Piffero per il Sopraceneri e Lehner per il Sottocene­ri operano a tempo pieno nel gruppo, che è attivo da due anni. Una settanti­na di agenti fanno da ‘antenne' sul ter­ritorio: una ventina sono della polizia territoriale e una cinquantina delle co­munali. A dipendenza della gravità dei casi, i due responsabili regionali, e tal­volta pure io, intervengono diretta­mente. Fondamentale l'aspetto della formazione: i due responsabili regio­nali hanno seguito parecchie giornate d'istruzione sia in Ticino sia oltralpe. Lehner a Zurigo e Piffero a Losanna, città che da svariati anni gestiscono il problema dei giovani violenti con ap­posite brigate di polizia. Inoltre tenia­mo costantemente i contatti con varie polizie cantonali e cittadine della Sviz­zera interna. Il nostro scopo non è di sostituirci agli operatori ed educatori attivi su scala cantonale nel settore pubblico e privato. Facciamo i poliziot­ti, e fra le altre cose mettiamo a dispo­sizione della rete già esistente il nostro potenziale informativo e di presenza costante sul territorio».
Quali le zone attualmente più ‘calde'?
Lehner:
«Bellinzonese e Locarnese. Un po' meno il Sottoceneri. Lo scorso settembre abbiamo partecipato al pri­mo corso tenuto dall'Istituto svizzero di polizia sul disagio minorile a livello nazionale. Ciò significa che il disagio si manifesta non solo in Ticino ma an­che su scala nazionale. Stiamo d'al­tronde parlando di un fenomeno inter­nazionale ».
Il Gruppo Visione Giovani ha solo due anni: significa che il Tici­no si è attivato tardi?
Bassetti:
«No. La Polizia cantonale ticinese si è sempre occupata del pro­blema, sia per reprimere determinati comportamenti sia per fare della pre­venzione. Sento di poter dire che in questo ambito non si è inventato nulla: i ‘sergentoni' di una volta, presenti nei posti di polizia periferici, facevano lo stesso lavoro che viene svolto oggi, con la stessa efficacia. Con la differenza che oggi si adottano una terminologia diversa e nuove tecniche. E siamo pure organizzati meglio. L'approccio, in­somma, è meglio strutturato. Lehner peraltro fa parte dello speciale gruppo di lavoro istituito a livello federale » .
Lehner: «Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei mi­norenni sono bravi ragazzi. Non biso­gna cioè cadere nel tranello di crimi­nalizzare tutti i giovani quando accade un grave episodio. Ci stiamo impe­gnando affinché non cresca la percen­tuale di adolescenti che creano proble­mi ».
Piffero: «Rispetto a quanto fatto ol­tralpe, la polizia ticinese si situa a metà strada fra quelle che da svariati anni si sono organizzate in questo set­tore (13 fra cantoni e città) e quei can­toni che invece non hanno ancora ap­prontato nulla».
È vero che oggi si arriva alle mani più facilmente rispetto al pas­sato? E che i colpi inferti sono più duri? C'è, insomma, una recrude­scenza o è solo una sensazione di chi osserva da fuori?
Bassetti:
«Un tempo c'erano i cosid­detti motivi scatenanti. Magari futili ma c'erano. Invece oggi sempre più spesso non ci sono giustificazioni. Il caso di Locarno (delitto Tamagni, ndr) lo dimostra: gli autori non sono stati in grado di motivare il loro gesto. E se un tempo il pestaggio si concludeva dopo un pugno o uno sberlone, oggi sempre più spesso accade che chi picchia non si fermi finché la vittima, caduta a ter­ra e raggiunta da una serie di pedate, non dà più segni di vita. Negli ultimi cinque, sei anni c'è stato dunque fra i giovani un ‘ salto di qualità' nell'ag­gressività espressa con la violenza » .
Lehner: « Non credo che siano au­mentati gli episodi di violenza, piutto­sto è cambiato il ‘come' matura e viene ‘praticata' la violenza. A partire dal­l'accresciuto consumo di sostanze. Più alcol: le bibite dolci alcopop contenen­ti superalcolici e la Red Bull ( conte­nente caffeina e taurina) con vodka hanno soppiantato la birra e settima­nalmente alcuni giovani finiscono al­l'ospedale in coma etilico. E più droga: la cocaina, il cui prezzo è precipitato, tanto che una dose costa solo 30- 40 franchi, ha preso il sopravvento sull'e­roina che invece indebolisce ed emar­gina chi ne fa uso; mentre il tenore di Thc della canapa è esploso. Il cocktail è completato da un uso massiccio di gio­chi elettronici violenti e da azioni che avvengono sempre di più in gruppo. E nel gruppo, si sa, è poi difficile indivi­duare le singole responsabilità. Fra le molte sfaccettature del fenomeno assu­me inoltre un'importanza rilevante la noia, la disoccupazione e il vuoto in fa­miglia ».
Piffero:
«L'abuso di alcol e droghe diminuisce nel giovane la percezione della responsabilità. A ciò si aggiunga un accresciuto consumo di sostanze dopanti e medicinali che diminuisco­no la percezione del dolore. Chi ne fa uso si sente invincibile, anche nel pic­chiare. Senza contare, poi, la crescente tendenza a praticare arti marziali che vengono poi facilmente trasferite in occasione di pestaggi e aggressioni. E in più capita che vengano imitate sce­ne di film, videogiochi o di Wrestling».
Nuovi fenomeni?
Lehner:
«Le risse fra ragazze. Vera­mente violente, a tal punto da spedirne qualcuna all'ospedale. E poi l'uso dei piedi nelle risse, ossia colpi inferti in continuazione quando la vittima è a terra. Solo pochi anni fa non succede­va. In aumento anche i coltelli».
Piffero: «Sono in aumento gli episo­di di violenza sistematica. Penso a quanto succede negli stadi: certi indi­vidui ci vanno esclusivamente per sfo­gare la loro aggressività».
Quanto gioca la componente etnica?

Piffero:
« In modo abbastanza im­portante. L'escalation di violenza è ini­ziata negli anni '90 proprio quando c'è stato l'esodo dai paesi balcanici. Sono però convinto che questa situazione non dipenda dai ragazzi stessi ma dal loro vissuto. Alcuni hanno visto am­mazzare loro parenti. Episodi di vio­lenza cruda, con sparatorie fra parenti e conoscenti, che fanno ormai parte del loro bagaglio personale. E così suc­cede che considerino equilibrato, nella nostra realtà, il fatto di picchiare una persona senza usare armi, in qualche caso facendo capo alle tecniche orien­tali di combattimento. Insomma, per loro il semplice insulto ha perso im­portanza e non di rado spuntano i col­telli ».
E i genitori?
Piffero:
«Salvo a carnevale, i giova­ni tendono a ubriacarsi la sera. Di not­te ci sono in giro tanti, troppi minoren­ni: quanti dodicenni, in compagnia di diciottenni e ventenni, ci capita di tro­vare alle 2, alle 3 di notte con in tasca il telefonino ( per una presunta ‘ como­dità' dei genitori) e svariate decine di franchi... Imitano i più grandi e fini­scono per rovinarsi molto presto. Os­servando queste situazioni mi viene da dire che i genitori - una minoranza, certo, ma significativa - hanno perso il controllo sui loro figli».
Prima Lehner ha parlato di "vuo­to in famiglia"...
Bassetti:
«Dalle nostre constatazio­ni il 90 per cento dei giovani per così dire problematici proviene da famiglie disagiate. Nelle quali manca una guida autorevole. Famiglie disagiate che ri­troviamo un po' in tutti i ceti sociali».
Lehner: «Da gennaio a marzo 2008 la polizia è dovuta intervenire 120 vol­te per situazioni problematiche nelle famiglie».
Bassetti: «In 22 casi si è reso neces­sario l'allontanamento provvisorio della persona all'origine dei problemi. Ma non sempre si tratta di un adulto. A volte sono anche figli in giovane età».
Lehner: «Quanto all'alcol, so che dei genitori lo fanno provare ai figli in gio­vane età... vantandosene pure. Attual­mente è vero che è vietata la vendita ai minorenni: secondo me bisognerebbe però vietare anche il consumo. Troppi ragazzini infatti si vantano delle sbor­nie da sballo. Vietare il consumo facili­terebbe peraltro il nostro compito nel confiscare bottiglie e lattine».
Bassetti: «Ci piacerebbe avere più mezzi a disposizione per effettuare controlli nella distribuzione di alcol ai minori, ma tutta una serie di altri compiti attribuiti alla polizia, nel frat­tempo aumentati, ce lo impedisce. In ogni caso la Gendarmeria territoriale proprio in queste settimane, con la col­laborazione delle polizie comunali, sta intensificando i controlli in tutto il cantone».







Giancarlo Piffero



Marco Lehner
Sandro Bassetti

‘Saper parlare per entrare in sintonia'
È difficile per la polizia dialogare con i giovani pro­blematici?
Bassetti:
«Se ci riferiamo agli interventi delle pattu­glie, dipende dalle situazioni. Presi singolarmente hanno in genere rispetto per la divisa. Quando sono in gruppo il loro atteggiamento può cambiare. Spetta allora all'agente smorzare i toni e puntare sul dialogo, sul convincimento. Poi se si superano determinati limiti, se il poliziotto viene addirittura aggredito, c'è una base legale che prevede la legittima difesa: la reazione dell'agente deve essere natu­ralmente proporzionata». Piffero: «Parlando in termini generali bisogna scegliere il canale giusto per comunica­re ed entrare così in sintonia con questi giovani. Accettan­do per esempio una loro battuta e replicare con un'altra battuta. Puntando insomma anche sulla simpatia». Leh­ner: «Per questo è importante disporre di agenti adegua­tamente formati, preparati quindi ad affrontare nel mi­gliore dei modi ogni situazione, e che conoscano bene il territorio e le sue dinamiche».
Gli operatori di strada, che ne pensate?
Piffero:
«Senz'altro utili e il loro numero andrebbe au­mentato. Ciò che conta è che per la maggior parte del loro tempo siano non in ufficio ma, appunto, in strada, sul ter­reno. Solo così possono essere delle valide antenne».

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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