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Quei figli abbandonati nella rete

Da: La regione, 7.7.08, pag 3

<><>Quei figli abbandonati nella rete
Genitori spesso impreparati di fronte alle insidie di Internet. Il consiglio degli esperti: ‘Informatevi e parlatene'


di Isabelle Gallino

Inutile nascondere che gran parte dei giovani del giorno d'og­gi sono dipendenti dai media ed in particolare dal computer; lo dimostra un'inchiesta della Su­psi (maggio 2006) secondo cui l'attività preferita del tempo libe­ro dei giovani è, dopo la televisio­ne, internet.
In un mondo in cui la tecnolo­gia progredisce in modo sempre più veloce, non è sempre facile riuscire a fronteggiare i rapidi cambiamenti che possono verifi­carsi. Un fatto questo che colpi­sce in particolar modo molti ge­nitori, come sottolinea la Pa­rent's Guide (pubblicazione ame­ricana che funge da guida infor­matica per i genitori), che si ri­trovano spesso confrontati a si­tuazioni per loro inedite e di fronte alle quali non sempre tro­vano il corretto modo di compor­tarsi; questo è in parte dovuto al fatto che in pochissimo tempo in­ternet - che permette di accedere a qualsiasi tipo di informazione e che annulla sostanzialmente ogni barriera comunicativa -, è diventato praticamente per ogni giovane strumento di vita quoti­diano. Infatti, stando a dati forni­ti da Pro Juventute, più dei due terzi dei giovani sono online più volte alla settimana. Situazione incoraggiata dal fatto che il 98% degli adolescenti ha accesso alla rete da casa, il 60% dei 12-18enni possiede un proprio computer e il 38% è collegato ad internet dal­la propria camera.
Rischi nascosti
Questo strumento di comuni­cazione, oltre ad offrire numero­sissime opportunità, comporta anche delle "aree di rischio, so­prattutto per gli utenti più giova­ni",
KEYSTONE
dichiara Unicef Italia, che con il progetto ‘Missione inter­net sicuro!', attivo dal 2007, vuole sostenere la navigazione protet­ta e la sicurezza dei minori sul web.
Le aree di rischio per navigan­ti più giovani sono spesso scono­sciute ai genitori. Si tratta prin­cipalmente di siti pornografici, giochi violenti e siti pedofili, che ormai inondano il web. Basti pensare che scrivendo la parola ‘porno' su un motore di ricerca, si ottengono 159 milioni di pagi­ne web; 347 mila solo per la Sviz­zera.
Pro Juventute, dichiara inol­tre che più di un quarto dei gio­vani frequenta le cosiddette "chatroom" (letteralmente ‘stan­za delle chiacchierate'), sebbene sia già stato appurato che queste, per la loro facilità di accesso e per il loro aspetto diretto tra utenti, sono spesso terreno ferti­le per virus, pubblicità, disinfor­mazione, violazione della pri­vacy, furto di dati personali, im­brogli e adescamenti.
Tecnicamente le chatroom sono luoghi virtuali il cui scopo principale è lo scambio di infor­mazioni e la comunicazione in tempo reale; nelle chatroom due o piu' partecipanti si trasmetto­no messaggi online dopo aver scelto un nickname (pseudoni­mo), dietro il quale è però facile nascondere la propria vera iden­tità; inoltre è possibile trasmette­re la propria voce ai partecipanti con dei microfoni e mostrare in tempo reale la propria immagi­ne grazie alle webcam. È quindi fondamentale, indica la Parent's
Guide,
che l'adulto di riferimen­to insegni ai giovani a non rive­lare mai informazioni personali, soprattutto quando non si ha la certezza di chi è l'interlocutore con cui si sta dialogando. Secon­do la psicologa Myriam Caran­zano,
« i genitori dovrebbero informarsi sui pericoli in modo da poterli spiegare ai propri fi­gli ».
Insomma internet offre nume­rosi vantaggi ma i rischi possono essere molti; per questo anche la Polizia cantonale ha voluto dare il suo contributo con 7 ‘PolyCon­sigli' per navigare in sicurezza (vedi www.ti.ch/polyland).
Filtri inefficaci Oltre al dialogo con i propri fi­gli, un'altra soluzione offerta ai genitori per evitare spiacevoli sorprese è l'installazione dei co­siddetti ‘filtri informatici', anche se, come spiega l'esperto di sicu­rezza informatica Paolo Atti­vissimo, questi possono rivelare diversi problemi: generalmente i filtri sono facilmente aggirabili dai ragazzi più abili. Non di rado poi queste applicazioni finiscono per filtrare informazioni utili. « Nell'uso di filtri vi è anche una certa incoerenza - afferma Atti­vissimo - in quanto spesso vieta­no l'accesso ad informazioni che il giovane può comunque trovare tranquillamente a casa in altre forme: enciclopedie, riviste, eccete­ra ».
Il dialogo sembra quindi rap­presentare ancora una volta la soluzione più efficace. Non a caso Attivissimo consiglia ai ge­nitori di « parlare apertamente con i propri figli di internet e dei suoi rischi, facendo un discorso chiaro, ma senza drammatizzare l'argomento ». Per meglio proteg­gere i giovani dalle insidie della rete è possibile anche adottare stratagemmi vari, come ad esempio « sistemare il computer in zone ‘aperte', visibili dai geni­tori ». In questo modo, prosegue l'esperto di sicurezza informati­ca, si hanno principalmente due vantaggi: per prima cosa, nel caso in cui il figlio dovesse im­battersi in una pagina inoppor­tuna, il genitore potrebbe inter­venire immediatamente, appor­tando supporto psicologico; inol­tre, nel caso in cui un giovane in età avanzata dovesse incomin­ciare a cercare (volutamente) informazioni ‘proibite', la pre­senza vicina dell'adulto potrebbe dissuaderlo.
Attivissimo, che ha tenuto di­verse conferenze in diverse scuo­le proprio su questo tema, ricor­da infine che la pornografia è tutto sommato un problema se­condario, se paragonato ai siti che presentano immagini di vio­lenza estrema, ideologie devianti o "gusti macabri". Siti in cui ci si può imbattere semplicemente navigando in rete.
Se dunque internet è diventato un oceano di informazioni perlo­più incontrollate e incontrollabi­li, è sicuramente utile che i geni­tori imparino almeno a nuotarci un po', in modo da poi poter ac­compagnare i propri figli nella navigazione.




Il 98% degli adolescenti ha accesso alla rete da casa

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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