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di Isabelle Gallino
Inutile nascondere che gran parte dei giovani del giorno d'oggi sono dipendenti dai media ed in particolare dal computer; lo dimostra un'inchiesta della Supsi (maggio 2006) secondo cui l'attività preferita del tempo libero dei giovani è, dopo la televisione, internet.
In un mondo in cui la tecnologia progredisce in modo sempre più veloce, non è sempre facile riuscire a fronteggiare i rapidi cambiamenti che possono verificarsi. Un fatto questo che colpisce in particolar modo molti genitori, come sottolinea la Parent's Guide (pubblicazione americana che funge da guida informatica per i genitori), che si ritrovano spesso confrontati a situazioni per loro inedite e di fronte alle quali non sempre trovano il corretto modo di comportarsi; questo è in parte dovuto al fatto che in pochissimo tempo internet - che permette di accedere a qualsiasi tipo di informazione e che annulla sostanzialmente ogni barriera comunicativa -, è diventato praticamente per ogni giovane strumento di vita quotidiano. Infatti, stando a dati forniti da Pro Juventute, più dei due terzi dei giovani sono online più volte alla settimana. Situazione incoraggiata dal fatto che il 98% degli adolescenti ha accesso alla rete da casa, il 60% dei 12-18enni possiede un proprio computer e il 38% è collegato ad internet dalla propria camera.
Rischi nascosti
Questo strumento di comunicazione, oltre ad offrire numerosissime opportunità, comporta anche delle "aree di rischio, soprattutto per gli utenti più giovani",
KEYSTONE
dichiara Unicef Italia, che con il progetto ‘Missione internet sicuro!', attivo dal 2007, vuole sostenere la navigazione protetta e la sicurezza dei minori sul web.
Le aree di rischio per naviganti più giovani sono spesso sconosciute ai genitori. Si tratta principalmente di siti pornografici, giochi violenti e siti pedofili, che ormai inondano il web. Basti pensare che scrivendo la parola ‘porno' su un motore di ricerca, si ottengono 159 milioni di pagine web; 347 mila solo per la Svizzera.
Pro Juventute, dichiara inoltre che più di un quarto dei giovani frequenta le cosiddette "chatroom" (letteralmente ‘stanza delle chiacchierate'), sebbene sia già stato appurato che queste, per la loro facilità di accesso e per il loro aspetto diretto tra utenti, sono spesso terreno fertile per virus, pubblicità, disinformazione, violazione della privacy, furto di dati personali, imbrogli e adescamenti.
Tecnicamente le chatroom sono luoghi virtuali il cui scopo principale è lo scambio di informazioni e la comunicazione in tempo reale; nelle chatroom due o piu' partecipanti si trasmettono messaggi online dopo aver scelto un nickname (pseudonimo), dietro il quale è però facile nascondere la propria vera identità; inoltre è possibile trasmettere la propria voce ai partecipanti con dei microfoni e mostrare in tempo reale la propria immagine grazie alle webcam. È quindi fondamentale, indica la Parent's
Guide, che l'adulto di riferimento insegni ai giovani a non rivelare mai informazioni personali, soprattutto quando non si ha la certezza di chi è l'interlocutore con cui si sta dialogando. Secondo la psicologa Myriam Caranzano,
« i genitori dovrebbero informarsi sui pericoli in modo da poterli spiegare ai propri figli ».
Insomma internet offre numerosi vantaggi ma i rischi possono essere molti; per questo anche la Polizia cantonale ha voluto dare il suo contributo con 7 ‘PolyConsigli' per navigare in sicurezza (vedi www.ti.ch/polyland).
Filtri inefficaci Oltre al dialogo con i propri figli, un'altra soluzione offerta ai genitori per evitare spiacevoli sorprese è l'installazione dei cosiddetti ‘filtri informatici', anche se, come spiega l'esperto di sicurezza informatica Paolo Attivissimo, questi possono rivelare diversi problemi: generalmente i filtri sono facilmente aggirabili dai ragazzi più abili. Non di rado poi queste applicazioni finiscono per filtrare informazioni utili. « Nell'uso di filtri vi è anche una certa incoerenza - afferma Attivissimo - in quanto spesso vietano l'accesso ad informazioni che il giovane può comunque trovare tranquillamente a casa in altre forme: enciclopedie, riviste, eccetera ».
Il dialogo sembra quindi rappresentare ancora una volta la soluzione più efficace. Non a caso Attivissimo consiglia ai genitori di « parlare apertamente con i propri figli di internet e dei suoi rischi, facendo un discorso chiaro, ma senza drammatizzare l'argomento ». Per meglio proteggere i giovani dalle insidie della rete è possibile anche adottare stratagemmi vari, come ad esempio « sistemare il computer in zone ‘aperte', visibili dai genitori ». In questo modo, prosegue l'esperto di sicurezza informatica, si hanno principalmente due vantaggi: per prima cosa, nel caso in cui il figlio dovesse imbattersi in una pagina inopportuna, il genitore potrebbe intervenire immediatamente, apportando supporto psicologico; inoltre, nel caso in cui un giovane in età avanzata dovesse incominciare a cercare (volutamente) informazioni ‘proibite', la presenza vicina dell'adulto potrebbe dissuaderlo.
Attivissimo, che ha tenuto diverse conferenze in diverse scuole proprio su questo tema, ricorda infine che la pornografia è tutto sommato un problema secondario, se paragonato ai siti che presentano immagini di violenza estrema, ideologie devianti o "gusti macabri". Siti in cui ci si può imbattere semplicemente navigando in rete.
Se dunque internet è diventato un oceano di informazioni perlopiù incontrollate e incontrollabili, è sicuramente utile che i genitori imparino almeno a nuotarci un po', in modo da poi poter accompagnare i propri figli nella navigazione.
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