|
Berna – La Svizzera trascura l’educazione della prima infanzia e di
conseguenza il sistema di formazione elvetico è fra i più ingiusti.
Uno studio nazionale appena lanciato dalla Commissione svizzera per
l’Unesco dovrà stabilire un piano d’azione per ovviare a questa lacuna.
Lo studio, diretto da Margrit Stamm, professore di scienze
dell’educazione all’Università di Friburgo, dovrà studiare la
situazione nelle tre regioni linguistiche dal profilo scientifico,
educativo e sociale, valutare i risultati nel confronto internazionale
nonché indicare settori di intervento concreti. I risultati della
ricerca, finanziata con il sostegno di cinque grandi fondazioni
svizzere (Fondazione Avina, dalla Fondazione
Ernst Göhner, dalla Fondazione Gebert Rüf, dalla Fondazione Jacobs e
dalla Fondazione Mercator Svizzera), saranno resi noti il prossimo anno.
In Svizzera l’origine sociale condiziona il successo scolastico più
dell’intelligenza o dell’impegno, indica la Commissione in un
comunicato basandosi sullo studio Pisa. Le pari opportunità non
vengono quindi rispettate. L’educazione della prima infanzia è un
fattore chiave per i futuri successi nello studio e nella vita e
contribuisce a eliminare le differenze di partenza, afferma la
commissione.
La Svizzera invece è uno dei pochi paesi nei quali i
bambini sotto i sei anni vengono ancora educati e istruiti senza un
programma coerente. Dal
punto di vista finanziario, la Confederazione, ad esempio, investe
solo un quarto rispetto alla Danimarca nell’educazione della prima
infanzia e meno della metà della Germania o della Svezia. La
partecipazione dei bambini in età inferiore a cinque anni a programmi
prescolastici è aumentata dal 55 al 65% nello spazio europeo negli anni
dal 1999 al 2003, in Svizzera è salita solo dal 20 al 23%.
Le disparità fra le regioni linguistiche sono notevoli. Contrariamente
alla Svizzera tedesca, in Ticino e in Romandia tra l’80 e il 90% dei
bambini di età inferiore ai cinque anni frequenta un programma
prescolastico. In Ticino, anche se l’asilo non è obbligatorio fino al
quinto anno di età, quasi tutti i bambini
lo frequentano già a partire dai tre anni, ha sottolineato la consigliera nazionale ticinese Chiara SimoneschiCortesi.
L’obiettivo della Commissione è di integrare l’educazione della prima
infanzia a lungo termine nella società, nella politica e nella
scienza, precisa il comunicato. Oltre a Simoneschi-Cortesi, una
quindicina di consiglieri nazionali e agli stati sostengono questa
visione. Nei paesi all’avanguardia nel settore dell’educazione della
prima infanzia, come l’Inghilterra, la Svezia e la Nuova Zelanda. Non
ci sono soltanto programmi di educazione per tutto il settore
prescolastico, ma esistono anche importanti centri di ricerca, rivela
ancora la Commissione.
ATS
|
Comments