Da: Corriere del Ticino, 29.03.08, pag 19
TRIBUNA LIBERA
NO COMANDANTE, NON ACCETTATE GLI INSULTI!
IGNAZIO MARIA CLEMENTE*
Mi riferisco al commento di Romano Piazzini sul Corriere del Ticino di ieri, 28 marzo, e alle sue conclusioni propense alla tolleranza e all’assenza di provvedimenti in caso di insulti e minacce proferite (nel caso illustrato: da adolescenti) ad agenti di polizia.
Dissento. Il Comandante chiama in causa tre categorie di persone, adducendo che una repressione (anche limitata all’azione legale) si scontrerebbe con l’ira dei genitori, quella dei rispettivi avvocati e non gioverebbe al cittadino di buon senso.
Sono genitore, avvocato e cittadino eppure dico tre volte no all’edulcorazione proposta dal Comandante. La buonistica accettazione dell’insulto non è mai segno di civiltà. Costituisce al contrario – se proviene dall’autorità – una confondente e pericolosa dimostrazione di debolezza, e dunque di potenziale connivenza. Non si insulta né il poliziotto, né il docente, né l’arbitro in campo.
Mi preoccupa il segnale lanciato dal Comandante proprio in un momento in cui la nostra comunità è chiamata ad un doloroso compito di riflessione per i noti fatti di violenza giovanile degli ultimi mesi. Se vogliamo recuperare i valori andati persi occorre andare alla fonte del comportamento deviante e antisociale. Non ha senso intervenire con psicologi e gruppi di lavoro sui fatti di sangue, se lo Stato stesso (che l’agente rappresenta) non dimostra di credere fermamente nella necessità di sradicare sul nascere proprio quegli atti di inciviltà, maleducazione, arroganza e prevaricazione che altro non sono che l’anticamera della violenza fisica.
Il Comandante teme l’intasamento della Magistratura e paventa l’inefficacia di un procedimento penale. Sull’intasamento, non vedo il problema, atteso che l’emanazione di un decreto d’accusa (o di analogo provvedimento nel diritto penale minorile) non richiede un’istruttoria ciclopica. Sull’effetto deterrente, garantisco che per il cittadino avere la fedina penale macchiata ha ancora un peso. Se poi si tratta di minorenni si ha in più l’educativo effetto di coinvolgimento dei genitori, obbligati a riflettere. Il cittadino si sente insicuro e ha bisogno di risposte chiare e adeguate dalle forze dell’ordine. Il genitore deve poter contare sulla solidarietà dello Stato nel momento in cui condanna certe modalità di comportamento.
Lo stesso vale per il corpo insegnante. E se servisse un giro d’orizzonte come cartina di tornasole, basti pensare che nessuno di noi si azzarderebbe a proferire un mezzo «vaffa » a un carabiniere in Italia. No, Signor Comandante, non fatevi insultare. Questo atteggiamento non giova a nessuno, e invece mina l’autostima e la motivazione degli agenti, a livello cantonale come pure comunale. Agenti che vedo più sensatamente impegnati sul territorio nel contenere focolai di delinquenza giovanile che non col taccuino delle multe in mano.
* avvocato, Minusio


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