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Scelti e ormai quasi formati i primi otto adulti che diventeranno i punti di riferimento per ragazzi in difficoltà - Ora si punta anche alla collaborazione con altri enti
Sono otto, la loro età varia fra i 25 e i 50 anni e anche gli ambiti di attività sono i più disparati: si va dagli studenti al conducente d'autobus, dalla traduttrice agli operatori per anziani. Alcuni hanno alle spalle esperienze particolarmente difficili (oggi ben superate). Una cosa li accomuna: la disponibilità a mettersi in gioco per accompagnare giovani che si trovano a dover affrontare un momento di difficoltà. Sono i primi volontari del «Progetto mentoring », messo in cantiere di recente dalla Divisione dell'azione sociale e delle famiglie del Dipartimento della sanità e della socialità, in collaborazione con la Città di Locarno e con la Pro Juventute, cui spetta il coordinamento dell'iniziativa ormai giunta alla fase di decollo. Messi nero su bianco criteri e principi, inaugurata la sede (negli spazi alle ex scuole di Piazza Catello offerti dal Comune), affiancato al coordinatore di Pro Juventute il nuovo operatore sociale di Locarno, ora si tratta di allacciare una nuova rete di contatti con tutta una serie di enti, servizi e società affinché possano essere individuati e presi a carico i primi casi. Va detto, comunque, che il lavoro concreto è già iniziato. Da qualche giorno è infatti partito un intervento con un giovane di 22 anni in serie difficoltà professionali.
A presentare la nuova fase del progetto sono stati ieri la municipale capodicastero di Locarno, Tamara Magrini, il coordinatore di Pro Juventute, Furio Vanossi,
il nuovo operatore sociale della Città, Alex Rodriguez, e Ilario
Lodi, responsabile di Pro Juventute per la Svizzera italiana.
Ribadendo che il «Progetto mentoring » rappresenta un nuovo e importante tassello della politica giovanile locarnese e sottolineandone il ruolo fondamentale di prevenzione, la municipale cittadina ha poi ricordato come Locarno sia una città-polo, «in cui confluiscono anche i giovani degli altri Comuni, proprio perché attratti dal centro come luogo di aggregazione e di vita». Da qui l'iniziativa partita in questi giorni, con il coivolgimento delle altre località del Locarnese, invitate in particolare a segnalare ragazzi che potrebbero diventare fruitori del progetto. Un appello che di certo non cadrà nel vuoto, ha aggiunto Magrini, vista la fattiva collaborazione dimostrata dagli altri Comuni per iniziative come il Centro giovani, l' Assemblea dei giovani del Locarnese, il rinnovamento del Parco Robinson o l'istituzione del Gruppo operativo permanente sul disagio giovanile.
Alex Rodriguez ha poi ricordato l'importanza di tessere sul territorio una serie di intensi contatti. Per evitare, da una parte, di sovrapporsi ai servizi già esistenti. Ma anche (e soprattutto) per instaurare relazioni che permettano di individuare tempestivamente eventuali casi da prendere a carico. Un lavoro che verrà svolto, come detto, con i Comuni, ma anche con «agenzie socializzanti » come le scuole, le associazioni sportive o i vari gruppi di interesse presenti nella regione.
A Furio Vanossi, quindi, il compito di illustrare il lavoro svolto finora e la fase attuale. Sono stati una trentina, ad esempio, i volontari annunciatisi per diventare mentori. Dopo un approfondito lavoro di selezione, si è giunti alla scelta di otto persone, che, durante l'estate hanno seguito una formazione empirica. Da ottobre, poi, si passerà ad una formazione più scientifica. Pure costituiti un gruppo di pilotaggio (che svolgerà un ruolo decisionale e di coordinamento) e un gruppo di sostegno, cui spetterà il compito di fungere da «cassa di risonanza» sul territorio. Nelle prossime settimane, poi, partirà il lavoro per la ricerca di collaborazione con vari enti e associazione di cui si diceva in precedenza.
Un aspetto, ha ribadito Ilario Lodi, di particolare importanza, fondamentale perché il progetto possa davvero decollare. Il responsabile di Pro Juventute ha poi concluso sottolineando come quella del «Mentoring» sia da considerare una forma di investimento, «un lavoro di prevenzione che diventerà sicuramente redditizio a medio-lungo termine. Da una parte perché permetterà alle persone coinvolte di superare i momenti difficoltà senza necessariamente cadere nella rete sociale. Ma anche, più in generale, per un discorso che riguarda l'educazione dell'intera cittadinanza». b.g.l.
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