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Alla sbarra madre trentaduenne che uccise un neonato

Da: CdT 13.4.10 pag 4

Alla sbarra trentaduenne che uccise un neonato


Stando all'atto d'accusa la donna lo soppresse poco dopo la nascita e lo conservò poi in un congelatore - La procu­ra ha chiesto 14 mesi sospesi, la difesa l'assoluzione


 
Si è tenuto ieri a San Gallo il processo contro una 32.enne sviz­zera accusata di aver ucciso il suo bebè poco dopo averlo dato alla luce e di aver poi tenuto per me­si il cadavere nel congelatore.
La donna aveva partorito il bam­bino il 1. maggio 2008 nel gabi­netto del suo monolocale a San Gallo. Il cordone ombelicale era avvolto più volte intorno al collo del neonato. Tuttavia secondo l'accusa quest'ultimo sarebbe morto perché lo aveva infagotta­to in una maglietta, coprendone il viso. Quando la donna si rese conto del decesso mise il picco­lo in una borsa, che infilò nel va­no congelatore del frigorifero. La difesa invece nega qualsiasi vo­lontà di uccidere.
In quel periodo l'allora 30.enne faceva la pendolare tra San Gal­lo e il Canton Soletta. Dall'otto­bre 2008 non pagò più regolar­mente l'affitto né rispose alle let­tere del suo locatore. Il 6 marzo del 2009 questi sgombrò l'appar­tamento e trovò la borsa con den­tro il piccolo cadavere. La donna fu arrestata lo stesso giorno. Que­st'ultima, in lacrime, ha dichia­rato di non ricordarsi più preci­samente quanto successo e di non potersi immaginare di aver fatto una cosa così cattiva.
Per la procuratrice il neonato avrebbe potuto sopravvivere. L'imputata non voleva il figlio. Già nel 2004 aveva messo al mondo un bambino indesiderato che fu poi dato in adozione.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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