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Quanti sono i poliziotti del Gruppo Visione Giovani? Che formazione hanno ricevuto? Di cosa si occupano?
Bassetti:
« I sergenti Piffero per il Sopraceneri e Lehner per il Sottoceneri
operano a tempo pieno nel gruppo, che è attivo da due anni. Una
settantina di agenti fanno da ‘antenne' sul territorio: una ventina
sono della polizia territoriale e una cinquantina delle comunali. A
dipendenza della gravità dei casi, i due responsabili regionali, e
talvolta pure io, intervengono direttamente. Fondamentale l'aspetto
della formazione: i due responsabili regionali hanno seguito parecchie
giornate d'istruzione sia in Ticino sia oltralpe. Lehner a Zurigo e
Piffero a Losanna, città che da svariati anni gestiscono il problema
dei giovani violenti con apposite brigate di polizia. Inoltre teniamo
costantemente i contatti con varie polizie cantonali e cittadine della
Svizzera interna. Il nostro scopo non è di sostituirci agli operatori
ed educatori attivi su scala cantonale nel settore pubblico e privato.
Facciamo i poliziotti, e fra le altre cose mettiamo a disposizione
della rete già esistente il nostro potenziale informativo e di presenza
costante sul territorio».
Quali le zone attualmente più ‘calde'?
Lehner:
«Bellinzonese e Locarnese. Un po' meno il Sottoceneri. Lo scorso
settembre abbiamo partecipato al primo corso tenuto dall'Istituto
svizzero di polizia sul disagio minorile a livello nazionale. Ciò
significa che il disagio si manifesta non solo in Ticino ma anche su
scala nazionale. Stiamo d'altronde parlando di un fenomeno
internazionale
».
Il Gruppo Visione Giovani ha solo due anni: significa che il Ticino si è attivato tardi?
Bassetti:
«No. La Polizia cantonale ticinese si è sempre occupata del problema,
sia per reprimere determinati comportamenti sia per fare della
prevenzione. Sento di poter dire che in questo ambito non si è
inventato nulla: i ‘sergentoni' di una volta, presenti nei posti di
polizia periferici, facevano lo stesso lavoro che viene svolto oggi,
con la stessa efficacia. Con la differenza che oggi si adottano una
terminologia diversa e nuove tecniche. E siamo pure organizzati meglio.
L'approccio, insomma,
è meglio strutturato. Lehner peraltro fa parte dello speciale gruppo di lavoro istituito a livello federale » .
Lehner:
«Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei minorenni
sono bravi ragazzi. Non bisogna cioè cadere nel tranello di
criminalizzare tutti i giovani quando accade un grave episodio. Ci
stiamo impegnando affinché non cresca la percentuale di adolescenti
che creano problemi ».
Piffero:
«Rispetto a quanto fatto oltralpe, la polizia ticinese si situa a metà
strada fra quelle che da svariati anni si sono organizzate in questo
settore (13 fra cantoni e città) e quei cantoni che invece non hanno
ancora approntato
nulla».
È vero che oggi si arriva alle mani più facilmente rispetto al
passato? E che i colpi inferti sono più duri? C'è, insomma, una
recrudescenza o è solo una sensazione di chi osserva da fuori?
Bassetti:
«Un tempo c'erano i cosiddetti motivi scatenanti. Magari futili ma
c'erano. Invece oggi sempre più spesso non ci sono giustificazioni. Il
caso di Locarno
(delitto Tamagni, ndr)
lo dimostra: gli autori non sono stati in grado di motivare il loro gesto. E se un
tempo il pestaggio si concludeva dopo un pugno o uno sberlone, oggi
sempre più spesso accade che chi picchia non si fermi finché la
vittima, caduta a terra e raggiunta da una serie di pedate, non dà più
segni di vita. Negli ultimi cinque, sei anni c'è stato dunque fra i
giovani un ‘ salto di qualità' nell'aggressività espressa con la
violenza » .
Lehner:
« Non credo che siano aumentati gli episodi di violenza, piuttosto è
cambiato il ‘come' matura e viene ‘praticata' la violenza. A partire
dall'accresciuto consumo di sostanze. Più alcol: le bibite dolci
alcopop contenenti superalcolici e la Red Bull ( contenente caffeina
e taurina) con vodka hanno soppiantato la birra e settimanalmente
alcuni giovani finiscono all'ospedale in coma etilico. E più droga: la
cocaina, il cui prezzo è precipitato, tanto che una dose costa solo 30-
40 franchi, ha preso il sopravvento sull'eroina che invece indebolisce
ed emargina chi ne fa uso; mentre il tenore di Thc della canapa è
esploso. Il cocktail è completato da un uso massiccio di giochi
elettronici violenti e da azioni che avvengono sempre di più in gruppo.
E nel gruppo, si sa, è poi difficile individuare le singole
responsabilità. Fra le molte sfaccettature del fenomeno assume inoltre
un'importanza rilevante la
noia, la disoccupazione e il vuoto in famiglia
».
Piffero:
«L'abuso di alcol e droghe diminuisce nel giovane la percezione della
responsabilità. A ciò si aggiunga un accresciuto consumo di sostanze
dopanti e medicinali che diminuiscono la percezione del dolore. Chi ne
fa uso si sente invincibile, anche nel picchiare. Senza contare, poi,
la crescente tendenza a praticare arti marziali che vengono poi
facilmente trasferite in occasione di pestaggi e aggressioni. E in più
capita che vengano imitate scene di film, videogiochi o di Wrestling».
Nuovi fenomeni?
Lehner:
«Le risse fra ragazze. Veramente violente, a tal punto da spedirne
qualcuna all'ospedale. E poi l'uso dei piedi nelle risse, ossia colpi
inferti in continuazione quando la vittima è a terra. Solo pochi anni
fa non succedeva. In aumento anche i coltelli».
Piffero:
«Sono in aumento gli episodi di violenza sistematica. Penso a quanto
succede negli stadi: certi individui ci vanno esclusivamente per
sfogare la loro aggressività».
Quanto gioca la componente etnica?
Piffero:
« In modo abbastanza importante. L'escalation di violenza è iniziata
negli anni '90 proprio quando c'è stato l'esodo dai paesi balcanici.
Sono però convinto che questa situazione non dipenda dai ragazzi stessi
ma dal loro vissuto. Alcuni hanno visto ammazzare loro parenti.
Episodi di violenza cruda, con sparatorie fra parenti e conoscenti,
che fanno ormai parte del loro bagaglio personale. E così succede che
considerino equilibrato, nella nostra realtà, il fatto di picchiare una
persona senza usare armi, in qualche caso facendo capo alle tecniche
orientali di combattimento. Insomma, per loro il semplice insulto ha
perso importanza e non di rado spuntano i coltelli ».
E i genitori?
Piffero:
«Salvo a carnevale, i giovani tendono a ubriacarsi la sera. Di notte
ci sono in giro tanti, troppi minorenni: quanti dodicenni, in
compagnia di diciottenni e ventenni, ci capita di trovare alle 2, alle
3 di notte con in tasca il telefonino ( per una presunta ‘ comodità'
dei genitori) e svariate decine di franchi... Imitano i più grandi e
finiscono
per rovinarsi molto presto. Osservando
queste situazioni mi viene da dire che i genitori - una minoranza, certo, ma significativa - hanno perso il
controllo sui loro figli».
Prima Lehner ha parlato di "vuoto in famiglia"...
Bassetti:
«Dalle nostre constatazioni il 90 per cento dei giovani per così dire
problematici proviene da famiglie disagiate. Nelle quali manca una
guida autorevole. Famiglie disagiate che ritroviamo un po' in tutti i
ceti sociali».
Lehner:
«Da gennaio a marzo 2008 la polizia è dovuta intervenire 120 volte per situazioni problematiche nelle famiglie».
Bassetti:
«In 22 casi si è reso necessario l'allontanamento provvisorio della
persona all'origine dei problemi. Ma non sempre si tratta di un adulto.
A volte sono anche figli in giovane età».
Lehner:
«Quanto all'alcol, so che dei genitori lo fanno provare ai figli in
giovane età... vantandosene pure. Attualmente è vero che è vietata la
vendita ai minorenni: secondo me bisognerebbe però vietare anche il
consumo. Troppi ragazzini infatti si vantano delle sbornie da sballo.
Vietare il consumo faciliterebbe peraltro il nostro compito nel
confiscare bottiglie e lattine».
Bassetti:
«Ci piacerebbe avere più mezzi a disposizione per effettuare controlli
nella distribuzione di alcol ai minori, ma tutta una serie di altri
compiti attribuiti alla polizia, nel frattempo aumentati, ce lo
impedisce. In ogni caso la Gendarmeria territoriale proprio in queste
settimane, con la collaborazione delle polizie comunali, sta
intensificando i controlli in tutto il cantone».
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