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Il
procuratore Antonio Perugini l’ha detto e ripetuto più volte: l’età dei
consumatori di cocaina si sta abbassando vertiginosamente. Ci sono
liceali che sono consumatori abituali, ma adesso la cocaina sta
spopolando anche tra i 14-15.enni. Poi, si sa, il Procuratore che
denuncia una situazione pericolosa è ancora percepito, da alcuni, come
«voce che grida nel deserto». Lunedì, però, in Parlamento, si è
parlato a lungo di cocaina (cfr. CdT 15.04) definendo la situazione
venutasi a creare in Ticino di «emergenza sanitaria». Sono girate
anche cifre piuttosto importanti: sul numero di consumatori in Ticino
– 7.000 –, su consistenza e origine dello spaccio («solo il 15% sarebbe
riconducibile alle bolas»), sui provvedimenti da adottare per arginare
il fenomeno. Noi, oggi, vi proponiamo le testimonianze di tre giovani
– due 23.enni e un apprendista 16.enne –: fotografia di una realtà. m.c.
L’ INTERVISTA
’’
Aprile. Sabato pomeriggio. Attendiamo, ai bordi di un campetto di
calcio della periferia luganese. Alcuni genitori accompagnano i figli
verso gli spogliatoi. Pochi minuti dopo, un colpo di clacson. Flavio e
Roberto (nomi di fantasia) sono arrivati. I due giovani, entrambi
23.enni, hanno promesso di rivelare al Corriere del Ticino alcuni
retroscena del mondo della cocaina in Ticino. Flavio e Roberto, pur
non essendo consumatori di “polvere”, sono bene informati sulle
attuali tendenze. I loro amici sia in qualità di consumatori, sia in
qualità di spacciatori - hanno spesso a che fare con il mercato nero
della droga. Le loro informazioni sembrano attendibili. «Si tratta
comunque di cose – tengono a precisare – che chiunque può vedere il
venerdì eilsabatoseraperlastrada o in un qualsiasi locale notturno.
Basta saper riconoscere alcuni segnali per capire che il consumo di
cocaina è ormai un fenomeno radicato nella nostra società ».
Quanti tipi di cocaina girano nella zona
di Lugano?
«I
canali principali sono essenzialmente due: gli spacciatori di colore
nella zona di Besso oppure le conoscenze personali. I primi sono
soprannominati “bolas”, per l’abitudine di spacciare cocaina in
pacchetti a forma di pallina del peso “ipotetico” di un grammo. Il più
delle volte, infatti, si tratta di 0.7 o 0.8 grammi effettivi di coca
venduti a 100 franchi circa. Si tratta spesso di “polvere”
pericolosa, tagliata – vale a
dire mischiata e miscelata – con sostanze chimiche sconosciute simili
ad anfetamine o ecstasy. Gli agenti naturali derivati dalla pianta di
coca vengono quindi sommati a stupefacenti di natura artificiale: un
mix, come detto, che talvolta può risultare fatale. Tramite amici,
invece, il prezzo va dai 120 ai 200 franchi, ma è più difficile
incappare in cocaina di qualità infima:innanzitutto i pacchetti pesano
un grammo esatto e poi, spesso, si tratta di cocaina pura. Ciò
significa che il compratore può tagliare la polvere aumentandone di
un buon terzo il peso effettivo; le sostanze maggiormente utilizzate
per questo tipo di operazione sono agenti neutri come il lattosio o
medicinali blandi come il Dafalgan, ma si arriva a usare anche lo
“speed”(dall’inglese velocità), un mix piuttosto forte di sostanze
anfetaminiche ».
Dove si acquista e dove si consuma cocaina?
«Non bisogna certo credere che l’unico luogo di acquisto della cocaina
sia la strada! In una nota biblioteca vicino al centro di Lugano, ad
esempio, è facile notare come circolino persone di colore impegnate a
spacciare: il luogo è tranquillo, pulito, e hanno a disposizione
un’ora di Internet al giorno per procurarsi i contatti. Di solito
lavorano in coppia:uno fa il palo davanti ai bagni, l’altro agisce
all’interno. I resti delle loro merci all’interno dei cestini, come
cartine e buste, sono una prova eloquente. Basta tenerli d’occhio per
qualche ora per capire tutto. Parlando invece di luoghi di consumo,
le cose sono migliorate:pochi anni fa numerosi locali notturni erano
veri e propri centri di scambio, ma ora in alcune discoteche i bagni
sono sorvegliati da buttafuori e le porte non possono essere
chiuse a chiave. Ciò spinge molti clienti a consumare all’esterno
del locale, spesso in
macchina o nei parcheggi».
Quali i metodi principali di assunzione
della droga?
«Quello
più comune, ovviamente, è l’assunzione via naso. Con un grammo di
cocaina è possibile stendere dalle quattro alle sei “piste” di
polvere, che vengono inalate tramite cannucce o banconote arrotolate.
Ma c’è anche il metodo del “ferretto” ovvero leccare una sigaretta e
intingerla nella polvere: la cocaina ha così un effetto molto più
rapido, poiché inalata direttamente nei polmoni tramite il fumo.
Un’altra forma di assunzione, questa volta più casalinga, è nota come
“freebase”: la cocaina viene miscelata con ammoniaca e posta –
avvolta dalla carta stagnola – alla base di una pipa ad acqua. In
questo caso il consumatore inala la dose completa in un colpo solo, che
sale immediatamente alla testa. Gli effetti sono spesso devastanti
(talvolta si rischia l’overdose) e la possibilità di una dipendenza
psico-fisica è molto più forte».
Che effetti prova un consumatore di cocaina?
«Inizialmente
si sente più forte e potente, viste le qualità stupefacenti e
eccitanti degli agenti presenti nella pianta della coca. Non a caso,
infatti, i contadini sudamericani masticano foglie di coca per
resistere ai lunghi turni di lavoro. A poco a poco, però, gli effetti
scemano e subentra la dipendenza: il consumatore si irrigidisce e
subisce sempre più spesso cambi improvvisi d’umore, divenendo
estremamente nervoso a qualunque ora del giorno. La cocaina diventa
sempre più un’esigenza. Alcuni nostri conoscenti ne assumono in
occasione delle partite di calcio, durante l’intervallo, mentre altri
addirittura non escono la sera se non sono sicuri di potersi tirare
una striscia prima di entrare in discoteca».
Quali i rischi maggiori?
«La
dipendenza, purtroppo, è un pericolo reale. Tutto avviene molto
gradualmente: prima si assume cocaina una volta al mese, poi una volta
a settimana, infine quotidianamente. Questo consumo, oltre a bruciare
neuroni e perforare la mucosa e la cartilagine del naso in maniera
spesso irreparabile, implica un costo non indifferente. Conosciamo
numerose persone che si sono rovinate economicamente per questo
motivo, spendendo anche 4.000 franchi
al mese in “polvere”. Numerose anche le persone che non sono riuscite
a trovare una soluzione, finendo male. Uscire dal giro, infatti, è più
difficile di quanto si creda. A nostro parere, l’unica soluzione è
l’isolamento in comunità ».
Quali le tendenze attuali del mercato?
«C’è
un aumento del consumo su tutti i fronti, principalmente dovuto alla
diminuzione dei prezzi che in cinque anni sono passati dai 130-170
franchi agli 80-120 al grammo. Ma quello che più preoccupa è
l’abbassamento del limite di età: una volta la cocaina era la droga
dei ricchi, accessibile solamente a chi poteva avere una certa
disponibilità economica. Oggi, invece, si comincia ad assumere cocaina
già a 14 anni».
Per quali motivi un ragazzo così giovane
dovrebbe assumere cocaina?
«I
motivi sono molteplici. Si segue, ad esempio, una moda. Il consumo
sembra infatti diventato un’abitudine “normale” per la nostra società.
Pensiamo ad esempio ai modelli che i giovani hanno davanti agli
occhi:star del cinema e della moda, ma anche dottori e avvocati che,
pur assumendo cocaina, hanno successo e ottengono contratti milionari.
Inoltre abbiamo l’impressione che oggi i giovani abbiano tutto
e troppo in fretta: ai nostri tempi, fumare una sigaretta di nascosto
o comprare una birra al supermercato era il massimo della
trasgressione, mentre oggi si tira cocaina. E sono passati solo otto
anni! La società, insomma, sta cambiando».
Cosa, in particolare, è cambiato in così
poco tempo?
«Come
detto, i ragazzi hanno già tutto in giovanissima età. Telefonino,
allacciamento a Internet, possibilità di chattare con i compagni: in
questo modo è molto più facile comunicare, conoscere gente ed entrare
eventualmente a far parte di compagnie “a rischio”.Sarebbe meglio
avere queste possibilità a tempo debito,
con un maggiore controllo da parte dei genitori che dovrebbero porre
più limiti. Il cambiamento sociale di questi anni è forte, ma le
conseguenze si vedranno probabilmente fra una decina
d’anni:generalizzare è sbagliato, ma il rischio che la prossima
generazione sia più “sballata” della nostra è – a nostro parere – un
rischio reale».
Il fischio d’inizio della partita, categoria allievi D, pone fine alla
nostra conversazione. Chissà se quei ragazzini, di 10-12 anni, che
stanno giocando, tra pochi mesi entreranno a contatto con la realtà
che ci hanno dipinto Flavio e Roberto?
Mattia Bertoldi
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