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Giovani: «Ecco com’è cambiato il mondo della cocaina»

Da: Corriere del Ticino, 16.04.08, pag 13

Lo spaccio in biblioteca
«Ecco com’è cambiato il mondo della cocaina»


Il procuratore Antonio Perugini l’ha detto e ripetuto più volte: l’età dei consumatori di cocaina si sta abbassando vertiginosamente. Ci so­no liceali che sono consumatori abituali, ma adesso la cocaina sta spo­polando anche tra i 14-15.enni. Poi, si sa, il Procuratore che denun­cia una situazione pericolosa è ancora percepito, da alcuni, come «voce che grida nel deserto». Lunedì, però, in Parlamento, si è parla­to a lungo di cocaina (cfr. CdT 15.04) definendo la situazione venu­tasi a creare in Ticino di «emergenza sanitaria». Sono girate anche ci­fre piuttosto importanti: sul numero di consumatori in Ticino – 7.000 –, su consistenza e origine dello spaccio («solo il 15% sarebbe ricon­ducibile alle bolas»), sui provvedimenti da adottare per arginare il fe­nomeno. Noi, oggi, vi proponiamo le testimonianze di tre giovani – due 23.enni e un apprendista 16.enne –: fotografia di una realtà. m.c.

L’ INTERVISTA

’’


Aprile. Sabato pomeriggio. At­tendiamo, ai bordi di un campet­to di calcio della periferia luga­nese. Alcuni genitori accompa­gnano i figli verso gli spogliatoi. Pochi minuti dopo, un colpo di clacson. Flavio e Roberto (nomi di fantasia) sono arrivati. I due giovani, entrambi 23.enni, han­no promesso di rivelare al Cor­riere del Ticino alcuni retrosce­na del mondo della cocaina in Ti­cino. Flavio e Roberto, pur non essendo consumatori di “polve­re”, sono bene infor­mati sulle attuali ten­denze. I loro amici ­sia in qualità di con­sumatori, sia in quali­tà di spacciatori - han­no spesso a che fare con il mercato nero della droga. Le loro in­formazioni sembrano attendibili. «Si tratta comunque di cose – tengono a precisare – che chiunque può vedere il ve­nerdì eilsabatoseraperlastrada o in un qualsiasi locale notturno. Basta saper riconoscere alcuni segnali per capire che il consu­mo di cocaina è ormai un feno­meno radicato nella nostra socie­tà ».
Quanti tipi di cocaina girano nella zo­na di Lugano?

«I canali principali sono essen­zialmente due: gli spacciatori di colore nella zona di Besso oppu­re le conoscenze personali. I pri­mi sono soprannominati “bolas”, per l’abitudine di spacciare co­caina in pacchetti a forma di pal­lina del peso “ipotetico” di un grammo. Il più delle volte, infat­ti, si tratta di 0.7 o 0.8 grammi ef­fettivi di coca venduti a 100 fran­chi circa. Si tratta spesso di “pol­vere” pericolosa, tagliata – vale a
dire mischiata e miscelata – con sostanze chimiche sconosciute simili ad anfetamine o ecstasy. Gli agenti naturali derivati dalla pianta di coca vengono quindi sommati a stupefacenti di natura artificiale: un mix, come detto, che talvolta può risultare fatale. Tramite amici, invece, il prezzo va dai 120 ai 200 franchi, ma è più difficile incappare in cocaina di qualità infima:innanzitutto i pac­chetti pesano un grammo esatto e poi, spesso, si tratta di cocaina pura. Ciò significa che il compra­tore può tagliare la polvere au­mentandone di un buon terzo il peso effettivo; le sostanze mag­giormente utilizzate per questo tipo di operazione sono agenti neutri come il lattosio o medicinali blandi come il Dafalgan, ma si arriva a usare anche lo “speed”(dall’ingle­se velocità), un mix piuttosto forte di so­stanze anfetamini­che ».
Dove si acquista e dove si consuma cocaina?

«Non bisogna certo credere che l’unico luogo di acquisto della cocaina sia la strada! In una nota biblio­teca vicino al centro di Lugano, ad esempio, è facile notare come circolino persone di colore impe­gnate a spacciare: il luogo è tran­quillo, pulito, e hanno a disposi­zione un’ora di Internet al giorno per procurarsi i contatti. Di solito lavorano in coppia:uno fa il palo davanti ai bagni, l’altro agisce al­l’interno. I resti delle loro merci all’interno dei cestini, come car­tine e buste, sono una prova elo­quente. Basta tenerli d’occhio per qualche ora per capire tutto. Par­lando invece di luoghi di consu­mo, le cose sono migliorate:pochi anni fa numerosi locali notturni erano veri e propri centri di scam­bio, ma ora in alcune discoteche i bagni sono sorvegliati da butta­fuori e le porte non possono es­sere
chiuse a chiave. Ciò spinge molti clienti a consumare al­l’esterno del locale, spesso in macchina o nei parcheggi».
Quali i metodi principali di assunzio­ne della droga?

«Quello più comune, ovviamen­te, è l’assunzione via naso. Con un grammo di cocaina è possibi­le stendere dalle quattro alle sei “piste” di polvere, che vengono inalate tramite cannucce o ban­conote arrotolate. Ma c’è anche il metodo del “ferretto” ovvero leccare una sigaretta e intingerla nella polvere: la cocaina ha così un effetto molto più rapido, poi­ché inalata direttamente nei pol­moni tramite il fumo. Un’altra for­ma di assunzione, questa volta più casalinga, è nota come “free­base”: la cocaina viene miscelata con ammoniaca e posta – avvol­ta dalla carta stagnola – alla base di una pipa ad acqua. In questo caso il consumatore inala la dose completa in un colpo solo, che sale immediatamente alla testa. Gli effetti sono spesso devastan­ti (talvolta si rischia l’overdose) e la possibilità di una dipendenza psico-fisica è molto più forte».

Che effetti prova un consumatore di cocaina?

«Inizialmente si sente più forte e potente, viste le qualità stupefa­centi e eccitanti degli agenti pre­senti nella pianta della coca. Non a caso, infatti, i contadini suda­mericani masticano foglie di co­ca per resistere ai lunghi turni di lavoro. A poco a poco, però, gli ef­fetti scemano e subentra la dipen­denza: il consumatore si irrigidi­sce e subisce sempre più spesso cambi improvvisi d’umore, dive­nendo estremamente nervoso a qualunque ora del giorno. La co­caina diventa sempre più un’esi­genza. Alcuni nostri conoscenti ne assumono in occasione delle partite di calcio, durante l’inter­vallo, mentre altri addirittura non escono la sera se non sono sicu­ri di potersi tirare una striscia pri­ma di entrare in discoteca».

Quali i rischi maggiori?

«La dipendenza, purtroppo, è un pericolo reale. Tutto avviene mol­to gradualmente: prima si assu­me cocaina una volta al mese, poi una volta a settimana, infine quo­tidianamente. Questo consumo, oltre a bruciare neuroni e perfo­rare la mucosa e la cartilagine del naso in maniera spesso irrepara­bile, implica un costo non indiffe­rente. Conosciamo numerose persone che si sono rovinate eco­nomicamente per questo moti­vo, spendendo anche 4.000 fran­chi
al mese in “polvere”. Nume­rose anche le persone che non so­no riuscite a trovare una soluzio­ne, finendo male. Uscire dal giro, infatti, è più difficile di quanto si creda. A nostro parere, l’unica so­luzione è l’isolamento in comu­nità ».
Quali le tendenze attuali del mercato?

«C’è un aumento del consumo su tutti i fronti, principalmente do­vuto alla diminuzione dei prezzi che in cinque anni sono passati dai 130-170 franchi agli 80-120 al grammo. Ma quello che più pre­occupa è l’abbassamento del li­mite di età: una volta la cocaina era la droga dei ricchi, accessibi­le solamente a chi poteva avere una certa disponibilità economi­ca. Oggi, invece, si comincia ad assumere cocaina già a 14 anni».

Per quali motivi un ragazzo così giova­ne dovrebbe assumere cocaina?

«I motivi sono molteplici. Si se­gue, ad esempio, una moda. Il consumo sembra infatti diventa­to un’abitudine “normale” per la nostra società. Pensiamo ad esempio ai modelli che i giovani hanno davanti agli occhi:star del cinema e della moda, ma anche dottori e avvocati che, pur assu­mendo cocaina, hanno successo e ottengono contratti milionari. Inoltre abbiamo l’impressione che oggi i giovani abbiano tutto
e troppo in fretta: ai nostri tem­pi, fumare una sigaretta di nasco­sto o comprare una birra al su­permercato era il massimo della trasgressione, mentre oggi si tira cocaina. E sono passati solo otto anni! La società, insomma, sta cambiando».
Cosa, in particolare, è cambiato in co­sì poco tempo?

«Come detto, i ragazzi hanno già tutto in giovanissima età. Telefo­nino, allacciamento a Internet, possibilità di chattare con i com­pagni: in questo modo è molto più facile comunicare, conoscere gen­te ed entrare eventualmente a far parte di compagnie “a rischio”.Sa­rebbe meglio avere queste possi­bilità a tempo debito,
con un mag­giore controllo da parte dei geni­tori che dovrebbero porre più li­miti. Il cambiamento sociale di questi anni è forte, ma le conse­guenze si vedranno probabilmen­te fra una decina d’anni:genera­l­izzare è sbagliato, ma il rischio che la prossima generazione sia più “sballata” della nostra è – a nostro parere – un rischio reale».
Il fischio d’inizio della partita, ca­tegoria allievi D, pone fine alla nostra conversazione. Chissà se quei ragazzini, di 10-12 anni, che stanno giocando, tra pochi mesi entreranno a contatto con la re­altà che ci hanno dipinto Flavio e Roberto?
Mattia Bertoldi







METODI D’ ASSUNZIONE «Quello più comune è “via naso”, ma ci so­no anche il “ferretto” e il “freebase”».

 

 IL RACCONTO DI LUCA, APPRENDISTA SEDICENNE
«Qualcuno che tira c’è sempre»


Luca (il nome è di fantasia) ha poco più di 16 anni e frequenta il secondo anno di apprendistato. Come tutti gli adolescenti ama uscire con gli amici, girare in scoo­ter e divertirsi nei fine settimana. Ma da qualche tempo a questa parte le cose sono cambiate: nel­la sua compagnia, composta di giovani tra i 15 e i 18 anni, è esplo­so il fenomeno cocaina.
«Su dieci persone che conosco dai tempi delle scuole medie – dice Luca – almeno quattro assumono più o meno regolarmente cocai­na. Bisogna comunque sottolinea­re che se un minorenne ama usci­re e girare in compagnia, è inevita­bile che venga a contatto con que­sto tipo di droga, qualunque sia la città o il locale. Qualcuno che ti­ra, infatti, c’è sempre».

Come si procurano la cocaina i tuoi amici? Dove la consumano?

«A Besso, tramite alcuni spaccia­tori di colore. Alcuni miei amici, addirittura, conservano nel pro­prio
telefonino il numero di alcu­ni “pusher” di fiducia. Una volta trovata la merce, si riuniscono in gruppo per consumarla insieme. I luoghi cambiano, ma si tratta sempre di posti riservati e poco rischiosi come l’automobile di qualcuno o la casa lasciata libe­ra dai genitori».
Per quale motivo, secondo te, tirano cocaina?

«Inizialmente penso lo facciano per provare, per non mostrarsi in­feriori ai compagni e per andare contro le regole. Inoltre tentano di emulare i più grandi, che spes­so coinvolgono i giovani e li invi­tano a provare in un’atmosfera di gruppo apparentemente gioiosa e goliardica».

Il problema della dipendenza colpi­sce anche i più giovani?

«Certo. Tre miei conoscenti, ad esempio, tutti apprendisti, han­no speso quasi 4.000 franchi in cocaina nel giro di tre settimane. Non ne hanno mai abbastanza,
anche perché molti non si accon­tentano di “tirare” solamente nei fine settimana, in occasione del­le uscite serali per locali: voglio­no assumerne anche nei giorni fe­riali, prima o dopo il lavoro o la scuola».
Riesci a capire quando qualcuno dei tuoi amici ha appena tirato cocaina?

«È molto difficile riconoscere con certezza se una persona ha appe­na assunto cocaina oppure no. Fi­sicamente, infatti, la persona non cambia molto. Ad ogni modo i miei amici amano annunciarlo ad alta voce per esaltarsi e, spesso, per incitarti a fare lo stesso».

Perché hai deciso di non entrare a far parte di questo mondo?

«Sono conscio del fatto che ini­ziare può significare perdersi in un vortice di dipendenza e non ho voglia di perdere tempo e sol­di in una schifezza simile che non ti offre nulla in cambio, se non l’il­lusione di sentirsi grande e forte di fronte agli altri».

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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