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Tre anni con la condizionale al luganese che ebbe ripetuti rapporti completi con la figliastra

Da: La regione, 15.9.09 pag 19

Pedofilia, scarcerato il patrigno abusatore
Tre anni con la condizionale al luganese che ebbe ripetuti rapporti completi con la figliastra
G.G.

 

L'avvocato di difesa, Luigi Mattei TI-PRESS

 

Scarcerato. Dopo un anno di detenzione preventiva è stato riposto in libertà il luganese 44enne a processo da giovedì scorso: è stato riconosciuto colpevole di ripetuti atti sessuali su fanciulli per avere avuto una ventina di rapporti sessuali completi con la figliastra mentre aveva dagli 11 ai 13 anni ed è stato condannato a tre anni di detenzione ma due dei quali sospesi con la condizionale.

Pena mite quella pronunciata nella serata di ieri dalla Corte delle assise criminali di Lugano, presieduta dalla giudice Agnese Balestra-Bianchi. L'uomo è stato prosciolto dai reati di violenza carnale e dalla coazione sessuale, ma è stata confermata l'imputazione di ripetuti atti sessuali avvenuti tra il maggio 2006 e l'agosto 2008, quando nei suoi confronti scattarono le manette. La pubblica accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Moreno Capella, venerdì scorso aveva richiesto sei anni di carcere. Il magistrato ieri ha dichiarato che valuterà nelle prossime ore se ricorrere contro la sentenza.

Tre anni di detenzione è stata la pena pronunciata da giudici e giurati, ma di cui «come prevede oggi il nuovo codice penale» 12 mesi da espiare e 24 mesi posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di cinque anni durante il quale dovrà sottoporsi a un trattamento psicologico ambulatoriale. E siccome l'imputato ha già scontato un anno di carcere oggi sarà riposto in libertà. Ordinato, a carico del 44enne, un risarcimento per torto morale di 15 mila franchi e spese legali a favore della vittima.

Brevi le motivazioni che hanno accompagnato la lettura della sentenza. «La Corte si è chinata in modo approfondito sul caso e ha raggiunto il convincimento che non vi è stata coercizione, né costrizione, né coazione» - ha spiegato la giudice Agnese Balestra-Bianchi. Per questo motivo sono cadute le principali imputazioni di violenza carnale e coazione sessuale, che la pubblica accusa aveva contemplato a fronte di pressioni psicologiche e minacce, ciò che non è invece stato ritenuto. Uno degli elementi presi in considerazione «l'esame delle numerose fotografie raccolte dagli inquirenti che ritraggono l'uomo e la ragazza su un lungo arco temporale, quattro anni, dal 2004 al 2008, e dove non traspare nessun senso di angoscia, né di disagio, bensì l'immagine di un rapporto molto affettuoso» - ha spiegato la presidente della Corte.

Interamente accolte le richieste della difesa. L'avvocato Luigi Mattei nella mattinata di ieri si era battuto perché al 44enne luganese venisse inflitta una pena non superiore ai tre anni, limite entro cui è possibile ottenere la sospensione condizionale, e perché il suo cliente potesse dunque lasciare da subito il carcere, ciò che ha esattamente ottenuto. Il legale aveva sottolineato come fossero inesistenti le pressioni psicologiche da parte del patrigno per ottenere i rapporti sessuali. Una tesi, questa, a sostegno della richiesta di proscioglimento dalle imputazioni più pesanti contenute nell'atto d'accusa, ossia quelle di coazione sessuale e violenza carnale. «Interrogata al proposito, la stessa vittima ha detto per tre volte no a questa eventualità» - aveva messo in evidenza Mattei, il quale aveva aggiunto: «Non ci sono elementi per dire che la ragazza fosse messa nella condizione di non poter opporre resistenza». «L'imputato ha sbagliato ed è l'unico responsabile dell'intera vicenda, ma non ha mai voluto imporre la propria volontà o esercitare minacce sulla figliastra» - aveva spiegato durante l'arringa il legale di difesa.

L'imputato, a cui la giudice Balestra-Bianchi aveva ceduto l'ultima parola dopo l'intervento del proprio patrocinatore e prima di riunirsi in Camera di consiglio, aveva espresso il proprio dispiacere e le scuse alla ragazza e all'intera famiglia. E ieri, dopo aver ascoltato il verdetto, tra le lacrime ha ringraziato la Corte.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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