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Qualcuno sostiene ancora che ci sia un progresso? Al buon senso dei lettori l’agevole risposta

ex forza-o È allora lampante l’esistenza di uno stretto legame tra diritto sulla sepa­razione e sul divorzio e chi maggior­mente vi fa ricorso a motivo dei vantaggi e dei privilegi che ne deri­vano!

Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", pag 18, 22.07.12

"Gli Stati si impegnano a garantire il principio secondo il quale en­trambi i genitori hanno comuni re­sponsabilità per quanto riguarda l'educazione del fanciullo e il prov­vedere al suo sviluppo."

Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (New York 20.11.1989) ­ART.18 / bigenitorialità.

“I coniugi godono dell’uguaglianza di diritti e di responsabilità di carat­tere civile tra di essi e nelle loro re­lazioni con i loro figli riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e in caso di suo scioglimento. Il pre­sente articolo non impedisce agli Stati di adottare le misure necessarie nell’interesse dei figli.”

Prototocollo nr. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti del­l’uomo e delle libertà fondamentali del 1984 - ART. 5 / Eguaglianza tra coniugi.

Da anni mi trovo ad offrire gratuita­mente ascolto e consulenza a geni­tori separati, in fase di separazione o divorziati. La maggioranza di loro è composta da padri messi in gravi dif­ficoltà dal diritto sulla separazione e sul divorzio. L’attuale giurisprudenza, statistiche alla mano, 95 volte su 100, inventan­dosi un genitore “affidatario” ed uno “non affidatario”, sancisce di fatto l’esclusione del padre dalle normali, naturali e spontanee relazioni coi figli. Lo fa imponendogli un ruolo genitoriale umiliante e svilente, niente affatto in sintonia con i fonda­mentali bisogni educa­tivi e d’accudimento dei figli, costringendo i figli a diventare “orfani di padre vivo”. Come se non bastasse, carica pure la madre d’ecces­sivi compiti ed esage­rate responsabilità.

L’attuale prassi giuri­dica pare riuscire a comprendere che, nel “colpire” con sanzioni disciplinari o nel­l’escludere la madre dalle relazioni con i figli, si procura a que­st’ultimi grandi soffe­renze, ma non riesce affatto a comprendere che quella medesima “delicatezza” di tratta­mento deve necessaria­mente essere riservata, e per gli stessi identici motivi, pure al padre, ugualmente importante ed altrettanto amato, ed, alle volte, perfino di più della madre. A noi pare una banalità, ma evidentemente per giudici, divorzi­sti, consulenti tecnici di tribunale, pare davvero non esserlo.


Da quando si è iniziato a credere ideologicamente che i figli abbiso­gnino di un solo genitore? Che i bambini possano vedere allontanare, svilire, impoverire, umiliare il padre, senza rimanerne segnati, feriti, addo­lorati? Di quali basi scientifiche si avvale la nostra giurisprudenza, qua­lora ve ne fossero, nel decretare che un genitore debba, e necessaria­mente, essere designato come “non affidatario”? Con quale diritto giu­dici, divorzisti e consulenti di tribu­nale continuano a produrre il “male dei minori” privandoli di un geni­tore, contro ogni evidenza scientifica a sostegno della “bigenitorialità” e dell’affido paritetico condiviso? Quando le conoscenze scientifiche internazionali a sostegno della bige­nitorialità, effettuate su ampia scala, potranno finalmente entrare nei no­stri tribunali? Fino a quando do­vranno rimanere alla porta?


Vorremmo poter comprendere per quale ragione, nella fase della loro audizione, le affermazioni dei figli non di rado sono utilizzate contro uno o ambedue i genitori per esclu­derli? Psicologi, psichiatri, consu­lenti tecnici dei tribunali si rendono conto dei pesanti “sensi di colpa” che così facendo prima o poi sorge­ranno nei figli? Valutano il fatto che, agendo in questo modo, prima o poi i figli di genitori separati potrebbero giungere a convincersi d’aver personalmente contribuito con le proprie dichiarazioni alla perdita del proprio padre e/o della propria madre? Da ul­timo, ma non per questo meno importante, anzi, un’ulteriore costatazione: la legge sulla se­parazione e sul divorzio è ca­pace di creare vere e proprie situazioni paradossali. Un tempo una donna “si siste­mava” grazie al matrimonio; oggi un simile, e fors’anche più soddisfacente risultato, la moglie-madre lo raggiunge in­vece con il divorzio!! Quasi l’80% delle separazioni sono chieste dalle donne. È sola­mente un caso? Noi siamo certi di no, specialmente perché nei paesi che, al contrario della Svizzera, assegnano con la se­parazione e il divorzio tutto o quasi al padre-marito, la per­centuale è ribaltata: le separa­zioni e divorzi sono in gran parte chiesti dagli uomini! È allora lampante l’esistenza di uno stretto legame tra diritto sulla sepa­razione e sul divorzio e chi maggior­mente vi fa ricorso a motivo dei vantaggi e dei privilegi che ne deri­vano! È tutto ciò un progresso? Al buon senso dei lettori l’agevole ri­sposta.


R. FLAMMINII, Educatore SUPSI, Ospite della Rubrica “Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri!”

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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