|
Berna/Ginevra - Si apre uno spiraglio nella crisi diplomatica tra Svizzera e Libia: la madre del domestico marocchino che - insieme a una collega tunisina - aveva sporto denuncia per maltrattamento contro Hannibal Gheddafi e sua moglie, è stata rilasciata e ora si trova in Marocco. Lo ha detto ieri a Ginevra l'avvocato del querelante, François Membrez, confermando notizie dei giornali Aujourd'hui Le Maroc e Tribune de Genève.
Qualora la donna sia stata effettivamente liberata, ciò potrebbe dare un "importante contributo" alla risoluzione di altri problemi, ha detto a Berna il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), Jean-Philippe Jeannerat, che al proposito non disponeva sino a ieri sera di conferme ufficiali. Il domestico marocchino non ha peraltro ancora notizie di suo fratello, la cui incolumità è un'altra condizione per giungere a un'archiviazione della vertenza giudiziaria: "è in Libia, ma non sappiamo dove", ha detto all'Ats l'avvocato Membrez. Secondo il quotidiano romando Tribune de Genève, sarebbe stato liberato anche il fratello, ma per il momento non vi sono conferme ufficiali. Una fonte vicina al governo marocchino ha dichiarato all'Afp che "il figlio non è scomparso, ma si trova in Tunisia".
La liberazione della madre e del fratello del domestico potrebbe favorire la soluzione della crisi diplomatica sorta tra Svizzera e Libia dopo l'arresto a Ginevra del figlio del leader libico e di sua moglie. Mercoledì il procuratore generale di Ginevra, Daniel Zappelli, aveva escluso di archiviare il procedimento penale per motivi politici.
Un mese fa la coppia era stata denunciata alla polizia ginevrina per maltrattamenti e brutalità nei confronti del domestico e della collega tunisina. Gli accusati erano stati rilasciati dopo il versamento di una cauzione pari a mezzo milione di franchi. In seguito la madre del domestico marocchino si era recata in Libia per visitare l'altro figlio - costretto a restare all'interno delle frontiere - ed era stata arrestata all'aeroporto due giorni dopo. Tripoli nel contempo aveva adottato diverse altre misure di ritorsione: ad esempio la sospensione della concessione di visti per i cittadini elvetici e l'arresto di due impiegati dell'Abb, poi rilasciati ma ancora bloccati nel paese. Resta inoltre tuttora limitata l'attività della compagnia aerea Swiss, che al momento può effettuare soltanto un volo alla settimana verso Tripoli (erano tre). Il volo previsto domenica sarà comunque metà vuoto, ha detto Jean-Claude Donzel, portavoce di Swiss. La Svizzera e la Libia proseguono intanto i loro sforzi diplomatici. Sui colloqui il portavoce del Dfae Jeannerat mantiene il massimo riserbo: a suo avviso il dialogo bilaterale al momento riguarda soprattutto questioni tecniche e procedurali. Entrambi i paesi hanno però manifestato la volontà di porre fine alla crisi, che dura ormai da un mese.
Il Dfae si sta impegnando affinché i due dipendenti dell'Abb possano lasciare il territorio libico. Inoltre è in contatto con la cinquantina di svizzeri in Libia, ha detto Jeannerat, precisando che nessuno di essi è sottoposto ad "angherie preoccupanti". ATS
|
Comments