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Questa giustizia favorisce i poveri e gli stranieri!

Da: Il caffe, 22.06.08, pag 11 (www.caffe.ch)

La polemica Da Ginevra, San Gallo fino a Bellinzona tre ministri criticano il "nuovo" codice penale che favorirebbe i meno abbienti
‘Questa giustizia favorisce i poveri e gli stranieri!"

ALBERTO COTTI
Questo codice favorisce i meno ab­bienti e gli stranieri. Da Ginevra a San Gallo, passando per il Ticino, le critiche al codice penale entrato in vigore nel gennaio del 2007 salgono di tono. "Una multa di sessanta fran­chi per una violenza coniugale ­spiega la consigliera di Stato vodese, Jacqueline de Quattro - è qualcosa di intollerabile". ?E quanto vorrebbe evitare il ministro della sicurezza vodese che ha quindi spinto il pro­prio partito, quello radicale, a chie­dere al Consiglio federale di modifi­care il codice penale. "Le disposi­zioni che consentono di convertire in una multa le pene detentive infe­riori ai sei mesi - spiega il ministro della sicurezza vodese - , lasciano quasi un senso di impunità. Soprat­tutto fra i meno abbienti, per i quali un giorno di prigione a volte si tra­duce in una multa di un franco".
"Non chiediamo necessariamente il ritorno alle pene detentive - sembra farle eco Karin Keller-Sutter, consi­gliera di Stato sangallese - . Il proble­ma sta soprattutto nella concessione della condizionale: è efficace per i residenti, molto meno per gli stra­nieri che restano in Svizzera poco tempo". E da questo punto di vista le soluzioni sembrano essere solo due secondo il ministro radicale sangal­lese: "Non concedere la sospensione condizionale, oppure prolungare la durata del periodo di prova". "Quel­lo che serve - annota Jacqueline de Quattro - è un sistema penale effica­ce e nel quale la pena abbia anche un effetto dissuasivo". Insomma, non si tratterebbe semplicemente di far pagare di più i meno abbienti, vi­sto e considerato che le persone agiate, un giorno di detenzione può raggiungere i tremila franchi.
Più prudente il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini. "Senza un'analisi approfondita degli effetti a livello nazionale del nuovo codice - dice Pedrazzini - , un giudizio definitivo mi sembra prematuro". Eppure al­meno una modifica, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, la vorrebbe. "Ritengo che il giudice penale - suggerisce - dovrebbe riac­quistare la facoltà di decretare la pe­na accessoria dell'espulsione nei confronti dei condannati che non ri­siedono in Svizzera". Ed è esatta­mente quanto propone l'iniziativa parlamentare del Granconsigliere radicale ticinese Andrea Giudici. "L'espulsione oggi è diventata una sanzione amministrativa - spiega Giudici - ed ha perso molto del pro­prio potere deterrente nei confronti dei delinquenti stranieri. A decretar­la devono essere i giudici penali che hanno molta più autorevolezza". È però l'intero meccanismo innescato dalla revisione del codice penale che non piace all'avvocato locarnese. "Tradurre le pene in sanzioni pecu­niarie in base al reddito non ha alcun senso - commenta Giudici - ; perché chi ha molto denaro non fatica a pa­gare e chi ne ha poco, paga così po­co da nutrire un senso di impunità".
Ma non si tratta solo di lottare con­tro gli stranieri che non rispettano la legge. "L'obiettivo è anche quello di garantire la sicurezza ai cittadini ­spiega Jacqueline de Quattro - e di combattere la piccola criminalità ed i vandalismi con fermezza. Si tratta di dare ai giudici il potere di lottare contro la criminalità". E parte della piccola criminalità a Ginevra è d'im­portazione, soprattutto da quando Parigi ha inasprito le pene per i re­cidivi. Secondo il procuratore ge­nerale ginevrino Daniel Zappelli, alcuni borseggiatori e spacciatori, hanno trasferito le loro ‘attivi­tà' dalla Francia a Ginevra proprio perché in Svizzera le pene sono nettamente inferiori. "E questo - commenta Andrea Giudici - dimostra che il mec­canismo di convertire in multa le pene detentive, ha completa­mente mancato il bersaglio".
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"Le disposizioni per convertire in una multa la pena lasciano un senso di impunità"




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IL CASO
PICCHI LA MOGLIE? 60 FRANCHI

Se picchi la moglie e non hai un soldo, la pe­na potrebbe essere di 60 franchi: un franco per ogni giorno di prigione. Un caso limite, ma a scatenare la polemica è la vicenda di una tossicomane vodese che dopo aver tenta­to una rapina a mano armata, è stata fermata a condannata a 120 aliquote giornaliere di 10 franchi l'una: aliquota: 1200.- franchi per un tentativo di rapina a mano armata, invece di quattro mesi di prigione.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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