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“Contratti collettivi contro i salari di fame"

Da: Il caffé, 27.4.08

"Contratti collettivi
contro i salari di fame"
 

Libero D'Agostino

Vista con gli occhi dell'economista la scelta a freddo è tra bassi salari oppure disoccupazione. "A meno che si estendono i contratti collettivi anche a quelle attività a basso valore aggiunto, quindi con manodopera poco o per niente qualificata, ancorando la busta paga alla produttività del settore" dice Giuliano Bonoli, docente di politiche sociali all'Istituto alti studi di amministrazione pubblica di Losanna. "Che  in Ticino ci sia un problema di bassi salari - aggiunge il professore- mi sembra evidente. Oggi per una famiglia di tre o quattro persone è già difficile vivere con 3'500-4'000 franchi al mese se non riceve qualche aiuto dallo Stato. Figuriamoci al di sotto di questo importo".
Una realtà certificata da quel 10% di lavoratori poveri, contro una media nazionale del 4%, da retribuzioni più basse del 10-15% rispetto ad altri cantoni e da quei 4-5mila occupati che, secondo un'indagine del sindacato Unia, percepiscono buste paga inferiori ai 3'000 franchi. E non si tratta solo di frontalieri. " A mantenere bassi i livelli retributivi in Ticino, non è tanto la presenza diretta dei frontalieri - spiega Bonoli- quanto, invece, la possibilità in generale di attingere per la manodopera di cui si ha bisogno al mercato del lavoro del nord Italia, dove gli stipendi sono più bassi. Questo differenziale salariale ha un effetto più generale sull'insieme delle retribuzioni". Soprattutto per talune attività in settori come agricoltura, servizi di pulizia o ristorazione che non richiedono una particolare qualificazione professionale o per quelle imprese manifatturiere a basso valore aggiunto. Spiegata la causa, la possibile soluzione, secondo il professore, non è il salario minimo legale non al di sotto dei 3'500 franchi per tutti, che renderebbe più cari, quindi fuori mercato, questi servizi. "Il che significa la cessazione di queste attività, con conseguente perdita di posti di lavoro. Ma la conseguenza peggiore - precisa- è che così si chiuderebbe del tutto l'accesso all'occupazione a quelle persone che non hanno una formazione professionale. Ecco perché è importante l'aiuto dello Stato, con sussidi o altri sostegni, per questi lavoratori". 
Un problema con cui si sono confrontati a lungo altri Paesi, ma sempre con grandi difficoltà, nota Bonoli, nel fissare una soglia di salario minimo generale adeguato a garantire una vita dignitosa ai lavoratori, ma nello stesso tempo non tanto elevato da scoraggiare talune attività imprenditoriali. "Si potrebbe pensare a dei minimi legali - dice - solo per alcuni comparti, ma sarebbe abbastanza complicato. Più facile estendere i contratti collettivi a questi impieghi, ancorandoli alla produttività reale del settore e a livelli salariali anti sfruttamento".

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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